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“Quando abbiamo iniziato questa ricerca, circa dieci anni fa, avevamo visto che le persone in ufficio switchavano da uno schermo all’altro ogni 3 minuti. Poi abbiamo ripetuto di nuovo lo studio sei anni fa, e abbiamo visto che le persone stavano davanti a un dispositivo, prima di cambiare, per 1 minuto e 15 secondi. Quando abbiamo rifatto lo studio poco tempo fa, abbiamo scoperto che il tempo davanti a uno schermo era crollato a 40 secondi”. Lo spiega la professoressa Gloria Mark – Mark – professoressa di informatica presso il D. Bren School of Information and Computer Sciences, Universita’ della California di Irvine – in una intervista a ‘Presa diretta’ nella puntata dal titolo ‘Iperconnessi’, in onda lunedì 15 ottobre su Rai3, e dedicata alle conseguenze sul cervello delle nostre vite iperconnesse.

Gli studi della professoressa Mark hanno dimostrato che ogni volta che stiamo lavorando a qualcosa di importante, tipo scrivere una relazione, improvvisamente ci fermiamo, prendiamo il telefono, e ci mettiamo a chattare, o a controllare le mail. Ci mettiamo in media 25 minuti per ritrovare la concentrazione: una modalità che ha un costo altissimo in termini di stress e di denaro. Secondo la società di consulenza alle imprese Basex, queste continue interruzioni si traducono solo negli Stati Uniti, in 28 miliardi di ore lavoro perse dalle aziende circa 588 miliardi di dollari ogni anno. Noi ci crediamo multitasking ma “non è così, gli esseri umani non possono fare due cose nello stesso momento. Quello che facciamo in realtà è switchare, cioè alterniamo avanti e indietro, rapidissimamente. Questo significa dover rifocalizzare ogni frazione di secondo la nostra attenzione. Sembra niente, ma nel corso della giornata si accumula e diventa stress. E lo stress ha costi enormi per la nostra salute e per il nostro cervello.Dobbiamo a tutti i costi impedire che le persone si abituino a avere un’attenzione così bassa”.



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