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Theresa May è salita a passo di danza sul palco del congresso Tory di Birmingham, quasi a voler mostrare fiducia di fronte alle contestazioni interne. La premier ha ballato sulle note degli Abba, poi ha scherzato sulle disavventure del discorso dell’anno passato, funestato dalla sua tosse persistente e dal collasso delle lettere dello slogan alle sue spalle.    
  
Apochi minuti dal suo discorso di chiusura al congresso Tory di Birmingham un deputato del suo partito, James Duddridge, ha infatti formalizzato stamattina la prima mozione ufficiale di sfiducia contro la leadership della premier, inviando una lettera al comitato 1922, l’organismo del Partito incaricato di convocare l’elezione del leader in caso di raggiungimento di un quorum minimo di deputati richiedenti. Quorum che per ora non risulta, ma che sulla carta appare possibile raggiungere. “Io di norma sono un lealista”, scrive il deputato contestatore, secondo il testo riportato dai media britannici, ricordando di non aver “mai votato contro il governo” e di aver fatto parte per cinque anni dell’ufficio del capigruppo Tory ai Comuni. “Tuttavia – aggiunge – siamo arrivati a un punto in cui la lealtà cieca non è la strada giusta. Noi abbiamo bisogno di un leader forte, di qualcuno che creda nella Brexit, di qualcuno che possa portare a casa ciò per cui l’elettorato ha votato. E il primo ministro sembra incapace di fare questo”.
May, il nostro futuro è nelle nostre mani – “Il nostro futuro è nelle nostre mani”. Così la premier britannica Theresa May nel discorso di chiusura del congresso Tory di Birmingham, lanciando un estremo messaggio per il recupero dell’unità interna nel partito in modo da portare a casa una Brexit prospettata ancora una volta come un “successo” per il futuro del Regno Unito. May ha anche rivolto un pensiero in apertura del suo intervento ai caduti della Prima Guerra Mondiale, a un secolo dalla sua fine, rievocando anche nel secondo conflitto mondiale.
May, pronti a ‘no deal’ se necessario – La Gran Bretagna “non ha paura” di Brexit ‘no deal’ “se necessaria”. Lo ha ribadito Teresa May al congresso Tory, avvertendo l’Ue che Londra pretende “rispetto” e “non accetterà mai” un accordo che divida l’Irlanda del Nord dal resto del Regno o che “tradisca il referendum” del 2016. Nel contempo ha ammonito sulle conseguenze di un divorzio ‘no deal’ per il commercio e l’economia, insistendo sul suo piano per un’intesa “di libero scambio” allargata con Bruxelles. Ha poi confermato che “la libertà di movimento dei migranti Ue finirà”.  May ha insistito sulla necessità che il Partito Conservatore sia “unito” per cercare di ottenere un accordo sulla Brexit rispettoso “dell’interesse nazionale” del Regno Unito. “Le nostre proposte sono una sfida per l’Ue”, ha rimarcato, ma “insieme possiamo farcela”. Il mandato degli elettori “lo abbiamo” e dobbiamo “uscire” dall’Unione, ha sottolineato, indicando l’obiettivo di “un futuro più luminoso” e “pieno di promesse” per il Paese. Ma mettendo in guardia pure dal rischio che, se i Tories si divideranno nel pieno “della fase più dura dei negoziati” con Bruxelles, il rischio possa essere alla fine che “non ci sia nessuna Brexit”. Battendo sul tasto dell’ottimismo, la premier ha quindi disegnato l’immagine di una Gran Bretagna come un attore “globale”, schierata per la difesa “del libero mercato” a livello internazionale, forte del suo ruolo “nel Commonwealth” e come “membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu”. Non senza ricordare la Nato, che resterà – ha detto – “garante della nostra libertà e della nostra sicurezza”. 
May moltiplica promesse, Tory è partito delle opportunità – E’ un discorso che rivendica i risultati ottenuti sul fronte dell’economia come della politica estera, ma che soprattutto moltiplica le promesse per il futuro, quello con cui Theresa May ha chiuso oggi il congresso Tory di Birmingham cercando di reagire alle critiche e alle divisioni interne sulla Brexit. “Siamo il partito delle opportunità”, ha sostenuto la premier, elencando gli esempi di tre figure presenti in sala: Sajid Javid “figlio di immigrati pachistani divenuto ministro dell’Interno”; Shaun Bailey, nato in una famiglia giamaicana e presentato giusto oggi come prossimo candidato conservatore a sindaco di Londra; e Ruth Davidson, lesbica e “in attesa di un figlio con la sua compagna, che potrebbe essere la prossima first minister della Scozia”. Quanto alle politiche del governo, May ricorda le misure sociali prese di recente, ma anche il rigore di bilancio che ha consentito l’avvio di un calo del debito pubblico. Poi parla di tagli di tasse, di nuove risorse per la sanità e l’edilizia e annuncia un congelamento delle accise sul carburante. Contesta con durezza le ricette laburiste di spesa pubblica e i piani di ri-nazionalizzazione di Jeremy Corbyn come un modo per “impoverire” il Paese, gli stessi lavoratori e i giovani, ma nel contempo tratteggia il Partito Conservatore come una forza che difende “un libero mercato ben regolato”. “Un mercato che vogliamo aggiustare, non distruggere”, afferma. Infine indica la necessità, dopo un decennio di rigore, di far sentire alla gente che lavora duramente che i loro sacrifici “hanno pagato”, che “la fine dell’austerità è in vista”. Noi – giura – “non siamo il partito dei pochi e neppure dei molti, ma di tutti coloro che lavorano, rispettano le leggi e pagano le tasse”.



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