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Lo spaccato sull’Italia che puntualmente offre l’Istituto Italiano di Statistica fotografa la tendenza delle famiglie italiane a consumare poco nonostante il reddito disponibile sia in aumento. La maggiore disponibilità economica non si traduce dunque in una più elevata capacità di spesa.  

Tra aprile e giugno il reddito disponibile delle famiglie italiane è aumentato dell’1,3% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,1%. Un dato che preoccupa Confesercenti, che rivede al ribasso le stime di crescita del Pil previste nel documento di economia e finanza. Secondo le stime dell’associazione di categoria, a causa di tale contrazione nei consumi, l’Italia crescerà soltanto del 1,1% e non del 1,4% come previsto nel Def. Questo perché la tendenza osservata dall’Istat è quella di un aumento della propensione al risparmio, che nell’ultimo trimestre è aumentata di un punto percentuale attestandosi a quota 8,6%. 

CENTIMETRI

Secondo Federconsmatori questo andamento si protrae ormai da tempo mentre il Codacons parla di una vera e propria «crisi dei consumi» che potrebbe aggravarsi ulteriormente nell’immediato futuro se a livello legislativo passeranno provvedimenti «anti liberalizzazioni come la chiusura domenicale dei negozi», scrive in una nota l’associazione per la tutela dei consumatori.  

«Per far riprendere i consumi nel nostro paese servono interventi urgenti – spiega il presidente Carlo Rienzi – a partire dalla liberalizzazione dei saldi e dall’abrogazione di leggi e limiti obsoleti per il commercio, che risente della concorrenza dell’e-commerce». 

Il settore dei consumi, però non è in flessione soltanto in Italia: fatica anche a livello europeo. Eurostat ha certificato oggi una flessione dello 0,2% per il volume delle vendite al dettaglio nell’eurozona in agosto. Si tratta di un calo che fa eco quello già registrato lo scorso luglio dello 0,6%. 



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