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Pubblicato il: 03/10/2018 19:16
“L’Italia è sulla lama di un coltello”. L’economista Guido Tabellini usa un’immagine per descrivere il rischio legato alla prossima manovra finanziaria targata M5S-Lega. Nelle ultime ore il governo sembra disponibile a introdurre alcune correzioni: resta il deficit del 2,4% ma si fa avanti l’idea di una diminuzione dal 2020. Questa potrebbe non essere l’unica cessione del governo a Bruxelles e ai mercati: si studiano anche tagli alla spesa.
“Serve una vera svolta fiscale – spiega all’Adnkronos Tabellini, docente ed ex rettore dell’università Bocconi -, bisogna tornare sul sentiero tracciato dall’ex ministro Padoan. Occorre tenere i conti in ordine, invece la politica economica in preparazione è difficilmente compatibile con la sostenibilità del nostro debito pari al 130% del Pil. E’ un debito elevatissimo e il confronto con la Francia è improprio: il loro debito è il 100% del Pil, hanno un disavanzo tendenziale più basso e sono molto più credibili visto che non discutono sul futuro dell’euro”.

Per Tabellini, “L’idea di aiutare chi è in difficoltà è giusta, ma è errato farlo con l’assistenzialismo. La lotta alla povertà va sostenuta senza attingere al disavanzo come ipotizza il vice premier Di Maio. Non ci sarebbe nulla di male a introdurre una maggiore imposizione sulla ricchezza anche patrimoniale, come avviene in altri paesi europei, e naturalmente occorre fare di più per ridurre la spesa. In questa situazione non bisogna fare la controriforma delle pensioni, serve invece aumentare l’Iva su alcune voci”.
Così come è la manovra “è in contrasto con la Costituzione, con i vincoli di pareggio del bilancio e con gli obiettivi di tutela del risparmio”, denuncia l’economista Tabellini. E un ‘no’ potrebbe arrivare anche dall’Europa che “boccerà l’attuale manovra che cela una certa sprovvedutezza e l’incapacità di alcuni al governo”.
Lo scenario fuori dalla moneta unica “è inimmaginabile: l’Italia non sarebbe in grado di ripagare i debiti e verrebbe decretato il default sul debito pubblico in un Paese stremato”. Attualmente l’Italia “rischia più che nel 2011, perché siamo isolati: non siamo di fronte a una crisi sistemica, ma siamo vittime di una situazione creata da noi per cui nessuno verrà in nostro soccorso. Oltre al debito paghiamo la bassa crescita e la sfiducia verso la classe politica”.
Il governo gialloverde “difficilmente può tornare indietro, perché perderebbe la faccia con i suoi elettori. Se ciò dovesse accadere probabilmente ci sarebbe una crisi politica e il ritorno alle urne”, chiosa l’economista Tabellini.
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