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Ha visto festeggiare in diretta i suoi vecchi compagni del Paris Saint Germain, campioni di Francia dopo aver liquidato il Monaco per 7-1 al Parco dei Principi, ma Salvatore Sirigu non è pentito della scelta fatta la scorsa estate. Ha sposato la causa del Toro, rinunciando per altro ad un anno di ricco stipendio parigino, e adesso cercherà di dare il massimo per provare a conquistare un posto in Europa con i granata. «Questa è una maglia che pesa e pesa tanto – spiega il portiere sardo alla Domenica Sportiva della Rai -: la storia del Torino non è da tutti». 

Sirigu è entrato in fretta nel cuore del Toro: con poche parole e tante parate. Per questo il club sta già trattando il rinnovo del suo contratto, allungandolo fino al 2020 almeno, e se lo terrà ben stretto in un mercato dove suoneranno tante sirene dopo la sua ottima stagione. Ora, però, c’è il duello con il Milan di mercoledì sera al Grande Torino: a San Siro il portiere fu il migliore in campo ed ora sfiderà Donnarumma che potrebbe finire anche nel “suo” Psg. «Gigio ha già giocato 100 partite in Serie A – dice – e non posso proprio dargli consigli… Mi sembra legato alla maglia del Milan: credo stia coronando il sogno della sua vita. Il futuro però non lo conosciamo, il calcio è imprevedibile». 

Se da una parte non nasconde il suo tifo per il Cagliari («Come tutti i sardi sono tifoso dei rossoblù: noi siamo un popolo orgoglioso»), dall’altra preferisce non esporsi sul caso Buffon. Con il capitano della Juve ha giocato in Nazionale e hanno sempre avuto un buon rapporto. «Non so cosa dovrebbe fare – risponde -: Gigi è un ragazzo molto intelligente e perbene, è capace da solo a capire se deve aggiustare il tiro oppure no dopo quel che ha detto. Lui ha un rapporto viscerale con la sua squadra e vedere sfumare così un’impresa è dura da digerire». 

Sirigu, poi, analizza le differenza tra Francia e Italia. Partendo dal Psg. «La Champions è difficile per tutti – analizza dagli studi Rai – e se ci pensiamo bene il Psg è stato creato sette-otto anni fa: si è prima di tutto posto l’obiettivo di imporsi in Francia, poi penserà al resto. Quando giocavo lì, guardavamo sempre al campionato italiano e avevamo paura ad affrontare squadre dall’Italia. Rispetto alla Serie A, il campionato francese ha molta meno paura a lanciare i giovani, che tra l’altro dimostrano una grandissima personalità». 

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