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Pubblicato il: 16/04/2018 16:37
Un alto esponente militare israeliano ha ammesso la responsabilità del suo Paese nell’attacco contro la base T4 in Siria, che ha preceduto il raid Usa-Francia-Gb. “E’ la prima volta che colpiamo obiettivi iraniani operativi, sia persone che impianti”, ha detto la fonte, citata oggi in un commento di Thomas Friedman sul New York Times, intitolato ‘La vera prossima guerra in Siria: Iran contro Israele’.
Secondo l’alto militare, l’incidente di febbraio, quando Israele ha abbattuto un drone iraniano entrato nel suo territorio dalla Siria e ha poi condotto una rappresaglia aerea, ha aperto “una nuova fase”. “E’ stata la prima volta che l’Iran ha fatto qualcosa contro Israele, senza passare attraverso una forza per procura”.
I vertici israeliani hanno ripetuto più volte negli ultimi mesi di voler impedire in ogni modo che forze militari iraniane vengano dispiegate permanentemente a ridosso del loro confine settentrionale. Nel raid della notte fra l’8 e il 9 aprile sono rimasti uccisi sette militari iraniani fra cui il colonnello Mehdi Dehghan, che comandava l’unità di droni della base T4, a est di Homs, nella Siria centrale.
LA REAZIONE DI TEHERAN – Israele “prima o poi” la pagherà per il raid aereo, ha dichiarato in conferenza stampa il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Bahram Qassemi, stando a quanto riferisce l’agenzia di stampa ‘Tasnim’.
“Israele prima o poi riceverà le risposte necessarie”, ha proseguito il portavoce aggiungendo che lo Stato ebraico “non può fare un’azione del genere e pensare di restare impunito”. Il raid contro la base T4, ha proseguito Qassemi, “ha le sue radici nelle politiche ostili di Israele nei confronti dei popoli musulmani della regione”. “L’aggressione contro il suolo siriano è stata illegale”, ha concluso.



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