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Rinviando molti dossier ancora aperti sui diritti umani, il Parlamento europeo ha deciso di occuparsi di un tema che ritiene più urgente: i diritti dei robot. La possibilità che la Commissione stia per varare una norma che conferisca uno stato giuridico ai robot è ritenuta così concreta che 156 esperti di intelligenza artificiale di 14 paesi hanno scritto una lettera aperta all’Europarlamento, invitandolo letteralmente a non credere a quello che si vede nelle science-fiction televisive. Conferire uno stato giuridico ai robot – scrivono gli scienziati – «sarebbe inappropriato e privo di senso sia da un punto di vista etico che legale, e una simile norma può inoltre violare i diritti umani».  

Tutto è cominciato nel gennaio scorso, quando tra le righe di un provvedimento varato a Bruxelles è apparsa una raccomandazione a occuparsi degli aspetti legali dell’intelligenza artificiale e in particolare di stabilire di chi fosse la responsabilità in caso di incidenti causati da un robot. Nel lungo termine, si auspicava, sarebbe stato opportuno attribuire ai robot uno stato giuridico che li trasformasse da un neutro agglomerato di plastica, metallo e circuiti in una vera e propria «persona elettronica», responsabile di quello che fa.  

Mady Delvaux, parlamentare europea del Lussemburgo, è una delle principali sostenitrici del provvedimento, perché «più i robot diventano efficienti e capaci di imparare da soli e più saranno necessarie nuove regole: abbiamo così chiesto alla Commissione di studiarle». E’ evidente che il primo campo di applicazione dello stato giuridico di un robot potrà essere quello delle auto che si guidano da sole e che hanno già causato parecchi incidenti dei quali non si può individuare il responsabile.  

Ma i firmatari della lettera aperta – tra i quali ci sono anche Nathalie Nevejans dell’Université d’Artois francese, un’esperta di etica nella robotica che lavora a Bruxelles, e Noel Sharkey, professore emerito all’Università di intelligenza artificiale e robotica all’Università di Sheffield – pensano che conferire uno stato giuridico ai robot otterrà un effetto opposto a quello che si dichiara: servirà solo a sollevare le aziende che li producono da ogni colpa per il comportamento dei loro prodotti, che come «persone elettroniche» saranno responsabili delle loro azioni. 

«La Commissione – scrivono gli esperti – ha detto che sta considerando la possibilità di creare nel lungo periodo uno specifico stato giuridico per i robot, in modo che i robot più sofisticati possano avere lo status di persone elettroniche responsabili, in grado di porre rimedio a ogni danno che possono causare quando interagiscono con terze parti». Ma questa idea, aggiungono, «sopravvaluta le attuali possibilità dei robot più avanzati, dimostra una conoscenza superficiale dell’imprevedibilità dei comportamenti e delle capacità di autoapprendimento, e rivela una percezione dei robot distorta dalla science-fiction e da alcuni recenti annunci sensazionalistici della stampa».  

C’è ancora tempo, insomma, per pensare allo stato giuridico delle persone elettroniche. Sarebbe più urgente, se mai – già scrivevano i giornali inglesi ironizzando sulle priorità di Bruxelles – occuparsi delle migliaia di persone ancora fatte di carne e di ossa, che a causa dei robot hanno già perso o perderanno presto il lavoro.  

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