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L’industria ci crede poco. I norvegesi, invece, stanno scommettendo tutto, o quasi, sulle “navi drone”.  
È lo stesso governo di Oslo ad incoraggiare armatori e aziende hi-tech per accelerare la creazione di una flotta cargo senza equipaggio. Così Wilhelmsen e Kongsberg, due campioni nazionali che operano nella logistica e nei servizi, hanno creato la prima compagnia al mondo dedicata esclusivamente al trasporto via mare senza equipaggio: la Massterly è il primo armatore, costituito da una joint venture tra i due soci fondatori, che avrà una flotta completamente autonoma, controllata dal personale di terra e non dai marittimi. Il comandante sarà seduto in una sala controllo distante centinaia di chilometri dalla posizione fisica della nave e la controllerà come in un videogame, con un joystick, circondato da maxi schermi che simuleranno la navigazione. Lo scopo è evidente: «Con Massterly ridurremo i costi ad ogni livello», spiegano i manager delle due società che hanno dato vita alla compagnia. Con un equipaggio essenziale, che non ha bisogno di imbarcarsi, i costi per il personale si ridurranno ai minimi, ma sarà difficile esportare il modello su larga scala: formula della “nave drone” in Norvegia è infatti vincente grazie soprattutto ai Fiordi.  

L’esordio nel 2020  
Le navi senza equipaggio sono ancora alla fase pionieristica: la breve distanza e la possibilità di navigare sotto costa, rendono la Norvegia il Paese ideale per la sperimentazione. E tutto è pronto per la data in cui sarà varata la prima portacontainer autonoma: annunciata esattamente un anno fa, la Birkeland, cargo in grado di trasportare 120 contenitori, entrerà in servizio nel 2020 per portare ai porti di destinazione i fertilizzanti prodotti dal colosso norvegese Yara. «Opereremo anche noi su navi simili» spiegano i vertici di Massterly, che però per ora sono ancora una compagnia senza flotta. «Attualmente siamo ancora all’inizio dello sviluppo del progetto, ma crediamo che ci sarà presto un mercato per i nostri servizi» dicono i dirigenti della società norvegese. In particolare per le rotte brevi, il cosiddetto short sea, «dove siamo convinti che si possa aumentare competitività e spostare molte merci dalla strada al mare, riducendo le emissioni».  

Nei mari del Nord il tema ambientale è molto sentito, viste anche le restrizioni imposte dall’Europa allo shipping. Così tra le ipotesi, è possibile che le nuove navi drone siano autonome e a propulsione green, magari elettriche o a gas. Ad agosto inizierà «la piena operatività», per portare «la Norvegia in posizione di vantaggio rispetto agli altri paesi: il futuro è molto vicino». E per i marittimi senza lavoro? «Con le navi drone nasceranno anche equipaggi altamente specializzati». Oltre a quello della prima compagnia del genere al mondo, Massterly vince anche il primato dell’ottimismo.  
Proprio tecnologia delle «unmanned ships» sarà al centro di un Forum internazionale, a metà giugno, organizzato dalla testata online The MediTelegraph. 

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