CONDIVIDI



Ha tratto in inganno gli elettori, facendo credere di essere lui il candidato della lista “Noi con Salvini”  alle scorse regionali in Sicilia, quando invece ad essere eletto è stato il fratello, Mario. L’iscrizione nel registro degli indagati di Salvino Caputo, due volte sindaco di Monreale e per quattro legislature deputato dell’Assemblea Regionale siciliana, mette in imbarazzo la Lega, che nella nuova veste nazionale e sovranista aveva ottenuto un buon risultato nell’isola, bissato alle recenti politiche del 4 marzo.
Un risultato che però ora si scopre viziato all’origine dall’atavica attitudine gattopardesca del cambiare tutto per non cambiare niente:  per compensare la mancanza di radicamento territoriale infatti, i vertici del Carroccio non avrebbero esitato a imbarcare una nutrita schiera di vecchie facce della politica siciliana, in grado certamente di garantire il risultato delle urne, molto meno il rinnovamento promesso agli elettori .

Non c’ è soltanto Caputo, infatti, fra i nomi “riciclati” dalla Lega in Sicilia e motivo di qualche disagio per Salvini. C’ è per esempio  Tony Rizzotto,  appena eletto all’ARS e subito indagato per una presunta truffa nel settore della formazione. Rizzotto è una vecchia conoscenza della politica siciliana, già  fedelissimo di Raffaele Lombardo, ex governatore condannato per voto di scambio. Fu proprio Lombardo, nel 2012 a indicarlo alla guida della società regionale “Italia Lavoro Sicilia”, incarico poi saltato a causa dell’incompatibilità che all’epoca lo vedeva dirigente al comune di Palermo. Fu nominata, al suo posto, la compagna, Salvina Profita, cosa per cui ora Rizzotto è finito sotto la lente degli inquirenti. Altro nome conosciuto è quello di Alessandro Pagano, già assessore nella giunta di Totò Cuffaro, poi eletto in Parlamento attraverso una trafila che lo ha visto transitare dalle file del Pdl a quelle del Nuovo centrodestra di Alfano, alleato del Pd. C’è, infine, il coordinatore regionale della lista “Noi con Salvini” , Angelo Attaguile, ex democristiano figlio di un senatore e ministro democristiano, anche lui per un periodo vicino al Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo, prima della svolta “leghista”. 
L’emblema del gattopardismo in salsa padana
“Ti presenti? Allora il mio voto è tuo” . Così si rivolgeva un simpatizzante a Salvino Caputo, il quale, invece che rispondere : No guarda, il candidato è Mario, mio fratello, ringraziava di cuore il suo interlocutore. Altre volte rispondeva laconico “Sono veramente contento”, oppure, davanti ai comuni trascorsi coi vecchi militanti della destra siciliana, chiosava: “Se c’è un camerata in lista, peccato non votarlo”, senza mai specificare di chi si trattasse.
La vicenda di Salvino Caputo,  la cui posizione è ora al vaglio degli inquirenti, è l’emblema di questo atteggiamento gattopardesco ripassato in salsa padana:  non soltanto l’ex deputato dell’Ars lasciava che i suoi sostenitori cadessero nell’equivoco senza mai specificare chiaramente di non essere lui il candidato della Lega, ma persino nei manifesti elettorali  mancava  la foto e campeggiava solo il cognome “Caputo”, cosicché l’incertezza ha continuato a perdurare fino all’ultimo. Possibile che i depositari del simbolo non si fossero accorti della grave ambiguità di quei manifesti? 

8 aprile 2018
Diventa fan di Tiscali su Facebook



Source link