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Un altro venerdì di sangue al confine tra Gaza e Israele: almeno sette palestinesi sono stati uccisi dall’esercito israeliano nei violenti scontri con i manifestanti, che hanno causato anche più di mille feriti, tra cui 25 gravi. 

Il presidente palestinese Abu Mazen ha condannato «le uccisioni e la repressione svolte dalle forze di occupazione israeliane a fronte di una manifestazione di massa pacifica». Mentre Israele – che ha addossato ad Hamas la responsabilità dei morti per aver mandato 20mila dimostranti al confine – ha denunciato lanci di pietre, ordigni esplosivi, molotov e «molteplici» tentativi di infiltrazioni nello Stato ebraico oltre la barriera difensiva, dietro la quale ci sono i kibbutz, in un’area dichiarata “zona militare chiusa”. 

Centinaia di copertoni sono stati dati alle fiamme e alte colonne di fumo si sono levate per tutto il giorno nei cinque punti teatro degli scontri per nascondere la visuale ai tiratori scelti israeliani. Il grosso degli incidenti si è verificato dal primo pomeriggio, alla fine delle preghiere del venerdì nelle moschee, ma già dalla mattina era cominciato l’afflusso nei pressi dei reticolati ed erano stati appiccati i primi fuochi ai copertoni. Alcuni dei principali dirigenti di Hamas si sono uniti ai dimostranti per schierarsi in prima linea presso il confine: tra questi Mahmud al-Zahar e il capo della sicurezza nella Striscia, il generale Tawfiq Abu Naim. Il capo di Hamas a Gaza Yahya Sinwar ha detto che i palestinesi che partecipavano alla Marcia del ritorno seguivano «le orme di Yasser Arafat contro l’occupazione». 

Sul terreno, accanto alle tende erette dalla settimana scorsa in occasione della “Marcia”, erano già schierate numerose ambulanze pronte ad intervenire, nonché reparti dei vigili del fuoco. Secondo fonti locali, i manifestanti hanno bruciato bandiere americane e foto del principe saudita bin Salman, che martedì scorso ha sostenuto che gli israeliani hanno il diritto di vivere nella loro terra. 

Prima degli incidenti, nel timore di una replica del sanguinoso bilancio di venerdì scorso (le proteste andranno avanti fino a metà maggio) quando si contarono 16 morti, l’Ue, l’Egitto e gli Usa (che hanno invitato i manifestanti a non andare presso i reticolati) hanno fatto appello alla calma. Mentre l’Alto Commissariato per i diritti umani dell’Onu ha denunciato «l’uso eccessivo della forza» la settimana scorsa da parte dell’esercito israeliano. 

Nel computo dei morti va calcolato anche un altro palestinese, deceduto questa mattina in ospedale per le ferite riportate la settimana scorsa. Per quanto riguarda invece gli oltre 1000 feriti di oggi (tra cui donne e adolescenti), il portavoce del ministero della Sanità a Gaza – citato dalla Maan – ha riferito che molti di loro sono stati curati sul campo e molti altri negli ospedali della Striscia. 

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