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Sulle orme del primo Renzi ma oltre Renzi. Matteo Richetti lancia la sua corsa alle primarie del Pd dall’Acquario romano, «il posto migliore per spegnere tutti i caminetti» che negli ultimi giorni hanno acceso la tensione nel partito. Lancia un «applauso fraterno» al «mio amico di Rignano», ma ricorda che l’ex leader ora «è un dirigente importante del partito, fa il senatore. Il suo contributo è fondamentale, nel ruolo che oggi ha». Una corsa autonoma, quella di Richetti, che critica l’ex premier sul tema dell’Europa: «Non dovremo mai più dire “Europa sì ma non così”», spiega citando una frase di Renzi quando criticava Bruxelles. «Non ci si salva chiamandosi fuori dall’Ue».  

La mattinata scorre tra interventi dal palco di figure simbolo ed esperti e microfoni aperti ai militanti (molti del sud) che gridano «Basta con il partito dei pacchetti di tessere». C’è l’aria delle prime Leopolde, quella volontà di evocare sogni e speranze che poi è tramontata. «Possono strappare tutti i fiori ma non portarci via la primavera», dice Richetti, per poi invitare i militanti a fare un calco della propria mano su un grande foglio bianco con la scritta «Harambee». Nome simbolo per Richetti, titolo del suo libro e metafora africana con cui la gente si dà la carica per raddrizzare il pullman finito fuori strada. E se quando il libro è stato scritto quell’autobus poteva suonare come un sinistro presagio, ora che il Pd è davvero deragliato torna utile come un grido di riscossa. E anche come la piattaforma (è partito il sito www.harambeeitalia.it) di una associazione che accompagnerà il candidato nella corsa alla segreteria. Con tanto di canali tematici e sezioni territoriali. Una sorta di corrente che si propone di «incendiare di passione» militanti e anche ex elettori piddini.  

In prima fila alcuni renziani doc come David Ermini, Alessia Morani, Simona Malpezzi, Andrea Romano. C’è il ministro Marianna Madia. Da Renzi a Richetti? «Siamo rimasti a casa, è la stessa famiglia», spiega la deputata Alessia Rotta. Graziano Delrio è rimasto a Reggio Emilia ma il suo portavoce Guelfo Fiore osserva con attenzione. Arriva il segretario reggente Maurizio Martina, si siede in prima fila, abbraccio con Richetti, più defilato Gianni Cuperlo: «Ti voglio bene», gli dice il padrone di casa. 

Le metafore, dalle mani che servono entrambe anche solo per allacciarsi le scarpe, al pallone super tele lanciato in sala da Federico Arienzo (animatore di Tempismo democratico, un gruppo di militanti e amministratori campani che si propone di riformattare il Pd e portarlo «in strada, in mezzo agli scugnizzi») suggeriscono l’esigenza imprescindibile di un «lavoro di squadra». Richetti introduce questo argomento analizzando la debacle del 4 marzo: «Per tutta la campagna elettorale abbiamo risposto alla domanda sbagliata, “Cosa avete fatto voi al governo?”, ma la domanda vera della gente era “Tu dov’eri mentre la crisi strangolava le famiglie?”».  

«La relazione viene prima della risposta, noi possiamo vincere solo se torna un sentimento di comunità, se una persona in difficoltà torna a credere che c’è qualcuno che gli dà una mano». Dall’ecologia alla lotta alle diseguaglianze, per Richetti il primo obiettivo è «riprenderci questi temi che ci sono stati scippati dal M5S». Dal palco parla Luca, padre e volontario in parrocchia a Lamezia Terme «dove i genitori non hanno 30 euro al mese per la scuola calcio»: «Ho votato M5S e lo rifarei, loro hanno parlato non della povertà ma ai poveri. Il Pd si può riprendere solo se si ritrova la sete di giustizia sociale». 

E il governo che forse verrà? «M5S ci chiama ma non ho capito per fare cosa. Salvini almeno è chiaro, vuole la flat tax e sparare ai barconi. E Di Maio? Per loro vanno bene Lega o Pd, franza o spagna purché se magna. Ma sulle cose da fare temo che la risposta non ci sia. E forse è addirittura peggio. E non mi vengano a dire che si può fare un governo sull’abolizione dei vitalizi, che pure mi sta molto a cuore». La chiusura è rivolta a quadri e militanti: «Quali garanzie posso offrire? Amicizia politica vera e lealtà. Altro non ho…». La corsa è partita. Ma è rivolta alle primarie, quando verranno, «sono l’unico strumento che dà forza e autorevolezza». Un’eventuale sfida a Martina all’assemblea del 21 aprile non viene presa neppure in considerazione. 

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