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Nel suo giorno più lungo, Lula da Silva prima punta ad apparire come la vittima senza colpa che si consegna volontariamente nelle mani dei suoi accusatori: «Mi consegno ma sono innocente» è il messaggio che l’ex presidente brasiliano, condannato a 12 anni di carcere per corruzione, lancia ai sostenitori. Anche se poi rimanda di ora in ora il momento di costituirsi alla polizia, in un crescendo che sembra quasi una beffa: prima dice di volersi consegnare dopo la messa in memoria della moglie, poi dopo un pranzo con i familiari, infine chiede un’ulteriore proroga per poter vedere domenica sera una partita di calcio tra Palmeiras e Corinthians. 

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Barricato da giorni nella sede del sindacato metallurgico Abc alla periferia di San Paolo, alla fine Lula ha deciso di cedere – anche se per il momento soltanto a parole – e piegarsi al mandato d’arresto emesso giovedì dal giudice Sergio Moro. Il termine massimo perché Lula si costituisse, fissato dal magistrato simbolo delle inchieste anticorruzione, era scaduto venerdì pomeriggio ma il leader politico era rimasto rinchiuso nella sede sindacale, circondato da migliaia di simpatizzanti. Una situazione esplosiva, che rende di fatto impossibile alla polizia federale arrestarlo con un’azione di forza, senza correre l’altissimo rischio di scontri. E che forse Lula sfrutta a suo vantaggio per dilazionare ulteriormente i tempi. 

Nel giorno in cui anche l’ultima richiesta di sospendere l’arresto è stata respinta dal Tribunale federale supremo, a sbloccare apparentemente l’impasse è stato un accordo tra gli avvocati e la polizia: Lula, hanno assicurato i legali, si sarebbe consegnato spontaneamente alle forze dell’ordine dopo una messa per la seconda moglie Marisa Leticia, morta a febbraio dell’anno scorso e che avrebbe compiuto 67 anni proprio sabato 7 aprile. 

La cerimonia si è trasformata in un comizio politico accanto alla sede del sindacato. A più riprese i sostenitori hanno inneggiato alla «resistenza» e hanno incitato Lula a non consegnarsi. Lui, vestito con una semplice t-shirt scura, ha risposto con gesti e saluti, scambiando abbracci e gesti d’intesa con gli altri politici sul palco. Al suo fianco anche la fedelissima ex presidente brasiliana Dilma Roussef. 
Alla fine della celebrazione Lula si è lanciato in una lunghissima arringa. Polizia federale e pubblico ministero, ha attaccato, «hanno mentito» sulla sua vicenda giudiziaria. «Non li perdono per aver trasmesso alla società l’idea che io sia un ladro. Io non mi nascondo, non ho paura di loro e non abbasserò il capo. Chi mi accusa non ha la coscienza a posto come me». 

Il leader politico dunque si dice pronto a entrare nella cella speciale allestita per lui nella sede della polizia a Curitiba, senza sbarre e separata dagli altri prigionieri, anche se piuttosto semplice, senza comodità come televisione o minibar. Da subito Lula ha denunciato di essere vittima di un complotto golpista. Un suo ingresso in carcere farebbe con ogni probabilità sfumare definitivamente la sua intenzione di presentarsi come candidato alle presidenziali di ottobre.  

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