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Roma è come un gigantesco gruviera. Sono 43 gli eventi franosi nella Capitale da inizio anno fino al 31 marzo: il doppio rispetto a quelli registrati negli stessi mesi del 2017, con un trend pari ad uno ogni 36 ore, che se confermato lungo tutto il corso dell’anno farà del 2018 l’anno record delle voragini con un’accelerazione esponenziale della media che è passata negli ultimi 8 anni da 16 a 90 eventi all’anno.
A certificarlo è l’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, in occasione della presentazione del “Primo Rapporto su rischio alluvioni, frane e cavità sotterranee di Roma”, nato dalla collaborazione fra l’ Autorità di Distretto Idrografico dell’Italia centrale, Italia Sicura e la stessa ISPRA.

Sono circa 700 le frane registrate nell’ultima serie storica dal 2010 ad oggi. Stando ai grafici Ispra, l’accelerazione degli eventi si registra soprattutto dal 2012 in poi: si passa di colpo da 48 dell’anno precedente a 97 , arrivando a 104 nel 2013, per poi riscendere a 97 e a 91 negli anni 2014 e 2015, e a 60 nel 2016. Ora la nuova impennata, che costituisce una vera e propria emergenza, quantificabile anche in termini economici: per rimettere in sesto solo le 8 aree più a rischio della capitale sarebbero necessari infatti 8 milioni di euro, fra bonifiche e interventi di ripristino. A questi andrebbero aggiunti 3 milioni di euro – 1 milione l’anno per almeno 3 anni – per completare il censimento e la mappatura delle zone con presenza di cavità sotterrane. Per la capitale, dunque, il costo totale sarebbe di 11 milioni di euro.
La mappa del rischio
La fotografia della situazione è data dalla mappa del rischio frane, direttamente sovrapponibile a quella delle cavità sotterranee nella capitale: un reticolo inestricabile di oltre 32 Km che scorre sotto le arterie viarie, i palazzi, i monumenti capitolini. Le aree maggiormente interessate dalla formazione di grandi voragini si concentrano nella porzione orientale della città, in particolare il Municipio V, il Municipio VII, il Municipio II (quartieri Tuscolano, Prenestino , Tiburtino), insieme al centro storico e alle aree dell’Aventino, Palatino ed Esquilino. Nella porzione occidentale di Roma invece il Municipio che conta più voragini è il Municipio XI, seguito dal Municipio XII (quartieri Portuense e Gianicolense).
“La causa principale della formazione delle voragini capitoline è la presenza di numerose cavità sotterranee, che si concentrano per lo più nella porzione orientale della città, di origine antropica scavate dall’uomo a vario titolo, principalmente per l’estrazione dei materiali da costruzione. Questi vuoti costituiscono in molti casi una intricata rete di gallerie”, spiegano gli esperti dell’Istituto. Ma non solo: “Ci sono ancora molte aree ancora sconosciute: manca all’appello, ad esempio, la grande Catacomba scomparsa di San Felice, sulla Via Portuense, che costituiva uno dei principali cimiteri della Roma cristiana del IV-V sec.”

7 aprile 2018
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