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Il nuovo governo dovrà predisporre entro la fine 2018 una manovra di bilancio da almeno 18,5 miliardi di euro per evitare l’aumento dell’Iva, per correggere i conti pubblici e per far fronte a uscite già impegnate. Lo rileva la Cgia secondo la quale, in particolare, bisognerà recuperare 12,4 mld per sterilizzare l’aumento dell’Iva, che diversamente scatterà dal 1 gennaio 2019, altri 3,5 mld che l’Ue ci sta per chiedere, al fine di perseguire il pareggio di bilancio come previsto dal cosiddetto “Six pack” e, infine, altri 2,6 mld per “coprire” una serie di spese non differibili. La Cgia ricorda che l’aggravio dello 0,4% del nostro rapporto deficit Pil ascrivibile al salvataggio pubblico delle banche venete e del Monte dei Paschi di Siena, non ha alcun impatto sui conti pubblici degli anni a venire in quanto è una misura una tantum relativa al 2017.
I dubbi del coordinatore dell’ufficio studi
“Dopo l’ubriacatura subita leggendo gli effetti positivi dovuti all’applicazione della flat tax, del reddito di cittadinanza o dalla cancellazione della legge Fornero, – dice il coordinatore dell’ufficio studi Paolo Zabeo – sarà interessante capire come, in pochi mesi, chi ci governerà recupererà oltre un punto di Pil”. Secondo la Cgia nel caso non si dovessero trovare 12,4 mld di euro, dal 2019 l’Iva, ora al 10%, salirebbe all’11,5%; altresì, quella del 22% schizzerebbe al 24,2%.
I vincoli imposti dall’Europa

Per quanto concerne gli impegni presi con Bruxelles, nel 2017 ci era stata chiesta un calo del rapporto deficit/Pil dello 0,5%. Alla luce degli eventi sismici e ai problemi legati ai flussi migratori, la Commissione Europea ha ridotto l’entità della richiesta allo 0,16% del Pil (manovra correttiva di giugno 2017 da 1,6 mld). A consuntivo, l’associazione calcola che pare esserci uno scostamento dello 0,5% rispetto alla correzione richiesta, anche perché è salita ancora la nostra spesa pubblica. Pertanto, dicono gli artigiani, l’Ue starebbe per chiedere una manovra correttiva da 3,5 mld di euro.
Il rinnovo del contratto degli statali
Infine, entro il 2018 bisognerà trovare 2 mld per il rinnovo del contratto degli statali, ulteriori 500 milioni di spese “indifferibili” e altri 140 mln per evitare l’aumento delle accise sui carburanti dal 2019. “Sebbene l’anno scorso abbiamo toccato il record di crescita degli ultimi 7 anni – ricorda Reanto Mason, segretario Cgia – siamo quelli che nella Ue sono cresciuti meno e per Bruxelles questa tendenza continuerà anche nel biennio 2018-2019”. Per la Cgia bisogna tornare ad investire, visto che negli ultimi 10 anni (2007-2017) il nostro Paese ha registrato una caduta verticale del 21% ed una chiave potrebbe essere quella della golden rule che consentirebbe agli investimenti pubblici in conto capitale di essere finanziati in disavanzo.

7 aprile 2018
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