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«L’anticorpo ai populismi è la lotta senza quartiere alle diseguaglianze». Valdis Dombrovskis scuote il capo mentre ragiona sul consenso crescente dei nazionalismi continentali che potrebbe consolidarsi nel cuore dell’Europa col voto ungherese di domenica. «Dobbiamo saper rispondere alle preoccupazioni dei cittadini che sono terreno fertile per i sovranisti», ammette il vicepresidente della Commissione Ue. Mica facile. «Usciamo dalla crisi più profonda del dopoguerra – spiega – . Le conseguenze sociali sono state pesanti e hanno animato l’agenda populista: c’è la ripresa, ma nelle tasche di tanti non si sente, così noi dobbiamo mostrare e dimostrare che le nostre ricette risolvono i problemi, che siamo valore aggiunto, che si sta meglio con l‘Ue che senza». 

Il “sennò” non lo elabora, ma è scontato. Del resto – come ha detto Jean Claude Juncker – questa è la Commissione dell’«ultima chance». L’Europa deve riformarsi, l’ex premier lettone ha un calendario stretto per intervenire sull’Unione monetaria e chiede agli stati di fare i compiti a casa. Certo, concede, ha ragione il presidente Mattarella quando chiede alla nuova politica italiana di guadagnarsi la fiducia dei partner europei. Pensa a Roma e auspica continuità su riforme e conti. Pronto al dialogo. Ma nel rispetto delle regole. 

Presidente, a che punto è l’Europa?  
«A un punto cruciale della sua vita. Deve compiere un salto di qualità. Il che vuol dire avanzare rapidamente in diverse aree se vogliamo finire per la fine della legislatura europea». 

Da dove si parte?  
«Dall’Unione bancaria e il mercato dei capitali, sui quali ci attendiamo progressi già nei prossimi due mesi. Stiamo preparando il seguito sulla proposta di dicembre per l’approfondimento e il rafforzamento dell’Unione monetaria. Ci saranno proposte concrete per uno strumento di attuazione delle riforme, le funzioni di stabilizzazione di bilancio, e la facilità dedicata alla convergenza dei paesi extra euro. Saranno varate a metà maggio». 

Qual è la filosofia?  
«Rafforzare la resilienza dell’Eurozona, il che implica sostenere le riforme strutturali nei singoli stati. Dobbiamo elevare la capacità di assorbire gli choc, con il rafforzamento del fondo salvastati Esm e la funzione di stabilizzazione dell’Eurozona. Spero nell’intesa politica al vertice di giugno». 

C’è la volontà delle capitali di fare tutto questo?  
«Direi che c’è, anche se il diavolo è nei dettagli. Alla fine, se c’è la giusta volontà si trova anche un modo per attuarla». 

Da Roma, che fatica a darsi un governo, cosa si attende?  
«Il contributo dell’Italia sinora è stato ampio e costruttivo. Ha presentato delle proposte, sostenendo anche i punti di vista della Commissione. Speriamo che questo impegno costruttivo continui». 

Il presidente Mattarella ha spiegato che l’Europa ci guarda e che ottenere la sua fiducia è fondamentale. È questa la via?  
«Si, certo». 

Il Fmi ha una proposta di fondo per “i giorni di pioggia”. E voi?  
«Studiamo diverse ipotesi. L’idea di base è uno strumento finanziario che eroghi prestiti a termini favorevoli, come avviene per l’Esm, con una componente di garanzia per favorire gli investimenti pubblici nei paesi vittime di choc asimmetrici». 

A proposito di maltempo economico. Ne prevedete?  
«Presto o tardi, dovrà piovere. Intanto stimiamo che la crescita nell’Ue continuerà robusta, con un tasso del 2,3-2,4% per tutto il nostro orizzonte previsionale. Resta l’esigenza di utilizzare il momento favorevole per rafforzare la resilienza delle economie». 

Come?  
«La ricetta è sempre la stessa. Attuare le riforme strutturali necessarie, tagliare deficit e debito, così che l’economia sappia reagire in caso di nuovi possibili choc. Noi, da parte nostra, dobbiamo completare l’Unione monetaria». 

Sembra un messaggio per l’Italia che cresce meno degli altri.  
«La nostra stima attuale per voi è l’1,5% e ci sono due cose da fare. Uno: condurre politiche di bilancio prudenti per mettere il debito chiaramente sulla strada discendente, visto che è il secondo più alto in Europa. Due: avanzare con le riforme strutturali. Ad esempio nell’efficienza della giustizia civile, accelerando i procedimenti in Tribunale». 

Il governo deve mandarvi il Def entro il 30 aprile. La data è intoccabile?  
«Il 30 aprile è la deadline normale, ma c’è comprensione per i periodi di transizione elettorale. La prassi abituale è stata che un governo in carica per la gestione corrente presenti un Def fondato su uno scenario di politiche immutate e sul programma nazionale di riforme già varato. Sarà l’esecutivo con pieni poteri a potergli attribuire un nuovo valore politico». 

Alla vigilia del voto il partito della spesa è stato molto attivo. C’è ancora chi pensa di sforare il 3%. È una buona idea?  
«L’Italia deve proseguire nell’aggiustamento verso gli obiettivi di medio termine e mettere il debito su una traiettoria discendente. Lo sforzo strutturale di correzione del deficit stabilito per il 2018 è lo 0,3%. Valuteremo la situazione in maggio». 

Ma se in maggio non ci fosse un nuovo governo, sareste pronti ad attendere qualche mese in più?  
«Siamo pronti per ogni discussione costruttiva con il governo, qualunque esso sia. Diciamo solo che c’è bisogno di una adesione continuativa alla cornice fiscale europea. Mi pare sia la stessa cosa che ha detto Mattarella nelle consultazioni». 

C’è la possibilità di trovare nuovi margini di flessibilità per l’Italia e i suoi conti?  
«L’Italia ha fatto molto negli scorsi anni, così si potrebbe dire che il margine di manovra è limitato».  

Parliamo di finanza. Siamo nel mondo dei blockchain. Un’altra riforma europea?  
«Blockchain è una tecnologia che ha un rilevante potenziale. Ma va oltre i servizi finanziari che stiamo seguendo da vicino per decidere cosa fare. Fintech, è un’altra storia. L’Europa ha talenti e aziende brillanti che, però, faticano a crescere di categoria, così perdiamo posti e opportunità perché abbiamo 28 mercati con regole diverse. Bisogna sviluppare le potenzialità del mercato unico digitale e noi abbiamo cominciato dal crowdfunding che è un modo per crescere di dimensione». 

Vede un giorno vicino in cui Amazon & Co. sfideranno le banche tradizionali?  
«Chiunque rispetti le regole può avere accesso al mercato dei pagamenti. Per il settore bancario è più complicato, i requisiti sono più stringenti». 

Come stanno le banche?  
«In forma migliore, più capitalizzate con più cuscinetti di liquidità rispetto a qualche anno fa. Le nuove regole fanno sì che siano più sicure e che i clienti non paghino per primi gli errori dei banchieri. Le cose vanno meglio». 

Anche in Italia? Le sofferenze bancarie sono una zavorra  
«In Europa gli Npl in media sono il 4,4 per cento; in Italia, il 12,1, ma va sottolineato che la riduzione è stata significativa nell’ultimo anno, sono scesi dal 16,1 per cento. La situazione migliore. Il nostro piano aiuterà ad andare ancora più avanti». 

E il dibattito su Npl, politico o di contenuto?  
«La Commissione e la Bce fanno due cose diverse in questa area. Noi ci siamo occupati di regolare i nuovi prestiti emessi che si incagliano. La Bce si occupa di misure di supervisione. Le due attività sono complementari e a livelli diversi». 

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