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(ANSA) – ROMA, 6 APR –  Sì è una storia di fantasmi, proprio come indica il titolo ‘Ghost Stories’, ma il film di Jeremy Dyson e Andy Nyman, tratto da una loro pièce teatrale, declina poi in un’atmosfera grigia anni Settanta con un viaggio nel passato del protagonista, il professor Philip Goodman (Andy Nyman). Chi era Goodman? Una sorta di Piero Angela inglese noto a tutti per il suo scetticismo nei confronti di qualsiasi evento sovrannaturale nel suo programma tv (Truffe paranormali), nel quale smaschera false sedute spiritiche e sedicenti sensitivi. Il suo grande più grande mito e predecessore, Charles Cameron, scomparso in circostanze misterioso lo contatta improvvisamente e gli affida un compito non da poco: quello d’indagare su tre sconcertanti casi di attività paranormale che non possono essere ricondotti a simulazione e truffa. Goodman, come si vede nel film in sala dal 19 aprile con Adler Entertainment, affronta scettico i tre casi che si riveleranno, ciascuno a modo loro, davvero terrificanti. L’ultimo caso, quello con protagonista Mike Priddle (Martin Freeman), uomo di affari in attesa del primogenito, rivelerà a Goodman che, al di là dei fantasmi, c’è forse qualcosa che non va in lui. ”Sono aperto all’idea che i fantasmi esistano, ma non so poi se sia vero – dice oggi a Roma l’attore inglese già Bilbo Baggins nella saga de Lo Hobbit e poi Dottor Watson nella serie cult Sherlock -. Da sempre si raccontano storie di fantasmi. Non ho vissuto episodi diretti, ma un paio di esperienze strane le ho avute, ma, alla fine, ho deciso che preferisco non sapere”. ”Sperare, credere nelle religioni o teorie politiche è una cosa che attira le persone specie quando non sono al massimo della loro felicita. La gente – dice Freeman – ha bisogno di credere in qualcosa, ha bisogno di speranza e questo è anche il caso del mondo paranormale”. Della saga di Hobbit ricorda principalmente:”La Nuova Zelanda, una terra bellissima con bellissima gente. Non riesco ad immaginare la mia carriera senza quella esperienza”. Il successo al botteghino di ‘Black Panthers’ non se lo aspettava davvero:”Nessuno poteva prevederlo. Penso sia dovuto a molte cose tra le quali, ovviamente, il fatto che ci fossero tanti eroi neri in un film Marvel, una cosa di per sé straordinaria. Credo poi ci siano di mezzo anche elementi sociali e politici e anche forme di identificazione”. Non entra nel merito nella polemica Cannes/Netflix dopo aver girato per la piattaforma streaming on line la serie Cargo:”non lo sapevo quando ho girato che ci fosse dietro Netflix. Amo il cinema e tutte le opportunità che offre anche quella ovviamente di far vedere a un pubblico più ampio buoni prodotti”. Infine sul caso Weinstein:”Non credo ancora che la nube si sia davvero dissolta. Non è comunque un fenomeno solo del mondo del cinema. Qualcuno deve assumersi le proprie responsabilità e questo mi sembra che il cinema oggi lo stia facendo”.  



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