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La commissione dei diritti umani dell’Onu ha dichiarato ricevibile il ricorso presentato dall’ex presidente catalano Carles Puigdemont contro la lesione dei suoi diritti politici da parte della Spagna. La Commissione, che ora dovrà pronunciarsi sul merito della denuncia, riferisce la stampa catalana, nei giorni scorsi aveva già dichiarato ricevibile il ricorso di un altro leader catalano detenuto, Jordi Sanchez, chiedendo in forma cautelare alla Spagna di tutelare i suoi diritti politici.  

In Spagna intanto la protesta per l’arresto di Puigdemont continua: niente masse in piazza, è pur sempre martedì, ma in molti punti della Catalogna la mobilitazione va avanti, con azioni molti vistose. Strade e autostrade da nord a sud della regione sono state bloccate a partire dall’alba. I “comitati di difesa della repubblica” hanno costretto automobili e camion a lunghe code, vicino alla frontiera con la Francia, e nella provincia di Tarragona, verso Valencia. Le barricate sono formate da piccoli gruppi con bandiere indipendentiste, manifestanti molto giovani che chiedono la libertà “dei prigionieri politici” e promettono di andare avanti per tutta la notte.  

Poco dopo l’alba anche a Barcellona si sono svolte azioni di boicottaggio, per circa un’ora è stato interrotto il traffico sulla Diagonal e sulla Meridiana, due grandi arterie che attraversano la città. Poi la situazione è tornata alla normalità.  

Nonostante gli scontri di domenica notte, Barcellona resta una città tranquilla e sicura. Ma in tutta la Catalogna la tensione resta molto alta, il timore dei Mossos d’Esquadra, la polizia locale (oggi controllata dal governo spagnolo, in seguito al commissariamento della Generalitat) pensa che la Cup, il partito dell’ultra sinistra indipendentista, abbia di fatto “rotto l’armistizio”, che ha consentito manifestazioni pacifiche nel corso degli ultimi 5 anni. 

Alcuni diritti riservati.



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