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(Fotogramma)

Pubblicato il: 27/03/2018 06:20
Il d-day è arrivato. Oggi, alle 15.30, a palazzo Madama, ci sarà l’assemblea dei senatori di Fi per la nomina del capogruppo. Alla stessa ora è stata fissata anche quella dei deputati, a Montecitorio. Salvo sorprese dell’ultima ora, dovrebbe spuntarla il tandem rosa formato da Anna Maria Bernini e Maria Stella Gelmini, con la benedizione di Silvio Berlusconi, che ha deciso di puntare sulle donne come dimostrato dalla nomina di Maria Elisabetta Casellati al più alto scranno del Senato. Out gli ‘uscenti’ Renato Brunetta e Paolo Romani, senza aspettare le consultazioni al Colle per la formazione del nuovo governo.
L’esito sembra scontato (Brunetta si è sfilato già due giorni fa per evitare una ‘sfiducia’ e preservarsi, raccontano, qualora si dovessero aprire spiragli per altri ruoli), ma resta un nodo di base: i capigruppo saranno eletti con una votazione, come richiesto da più parti nel segno della discontinuità e di una maggiore democrazia interna, o per acclamazione, se come pare si presenteranno candidati unici, dando così l’impressione di un accordo a scatola chiusa? In queste ore di grande incertezza su futuro politico di Fi di fronte al rischio di un’opa della Lega, raccontano fonti azzurre, si sta cercando di trovare la ‘formula’ giusta per evitare rese dei conti interne e altre tensioni ma che dia nello stesso tempo l’immagine di una elezione trasparente e collegiale.
”Una cosa è approvare un nome designato, ovvero eleggere un candidato unico per acclamazione come previsto dallo statuto del partito, un’altra è aprire una discussione sul voto, perché non si sa mai come va a finire”, dice un parlamentare azzurro di lungo corso, che ha partecipato alla raccolta firme di un documento per chiedere di mettere ai voti il cambio dei capigruppo.
Molto attiva in queste ore è la capogruppo in pectore di Montecitorio Gelmini, avvistata in Transatlantico a mediare tra le varie anime per arrivare a una soluzione condivisa e indolore, visto che il nodo dei capigruppo comprende anche la nomina dei ‘vice’ ed è legato a doppio filo con la composizione degli uffici di presidenza. A Fi infatti, spettano una vicepresidenza della Camera e un posto da questore: per il primo incarico resterebbe in pole Mara Carfagna e per il secondo l’uscente Gregorio Fontana, ma la partita è ancora aperta.
Secondo gli ultimi boatos, prenderebbe quota l’idea di non eleggere oggi anche il ‘direttivo’ con il pacchetto dei ‘vice’, così da prendere tempo e rinviare tutto a dopo le nomine degli uffici di presidenza. ”Non mettiamo troppa carne al fuoco, meglio fare una cosa alla volta”, il suggerimento di vari big forzisti.
Al Senato, dove viene data in pole Bernini (anche a ‘titolo risarcitorio’ dopo il ritiro della sua candidatura alla presidenza), non si sa cosa farà Paolo Romani. L’ex ministro tace, anche se chi lo ha sentito assicura che non mollerà facilmente la presa.



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