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Per il segretario reggente del Pd Maurizio Martina si tratta del primo vero scoglio. Ma anche della prima prova da aspirante leader del partito. Si tratta della scelta dei due capigruppo dem, che saranno votati oggi pomeriggio. E che avranno il delicato compito di rappresentare il Pd al Quirinale per consultazioni sul nuovo governo dal 3 aprile. Martina in queste ore sta cercando di rassicurare le varie anime del partito: «Noi abbiamo bisogno di costruire tutti insieme proposte unitarie e sono convinto che lo faremo, a partire dalla scelta dei capigruppo. La nostra è una squadra plurale e unita». Parole che nascondono una fortissima tensione interna.  

Da giorni si parla della nomina di due renziani moderati: Lorenzo Guerini alla Camera e Andrea Marcucci al Senato. Ma le minoranze interne fanno le barricate. Considerano questi due nomi «troppo in continuità con la stagione del renzismo». «Se si parte con uno strappo nei gruppi parlamentari, poi si autorizza chiunque dentro il gruppo parlamentare a candidarsi per le vicepresidenze, questori e segretari, e sarebbe un inizio nefasto», avverte Francesco Boccia, vicino a Michele Emiliano. «Io tifo per una soluzione unitaria di tutto il Pd: sarebbe opportuno che le assemblee dei gruppi si riunissero e si confrontassero, trovando le personalità rispettate e stimate da tutti. Stessa cosa vale per i vicari dei gruppi, e poi si lavora tutti insieme per individuare le personalità migliori per gli uffici di presidenza». 

Le minoranze da un alto provano a fidarsi del nuovo corso annunciato da Martina. Ma temono un colpo di mano di Renzi. «Se capisce che ha i numeri si prende tutto, capigruppo e vicepresidenti…», confida una fonte della sinistra interna. Sull’altro fronte, quello renziano, non si fa mistero di poter contare sulla forza dei numeri, che ad oggi indicano una maggioranza legata all’ex segretario sia alla Camera che al Senato. «Guerini e Marcucci vanno assolutamente bene. Sono tra quelli che hanno le caratteristiche per fare i capigruppo e non penso che sono gli unici due che esistono, ci sono altri che hanno le caratteristiche, ma non credo che possano essere bocciati perché renziani», avverte Ettore Rosato, capogruppo uscente. Che, in caso di impasse, potrebbe anche succedere a se stesso. 

Il suo nome è in pole position per la vicepresidenza della Camera, ma non è detto che non possa, alla fine, uscire il suo nome per la guida del gruppo Pd. Mentre a far da vice a Roberto Fico potrebbe tornare Roberto Giachetti, vicepresidente uscente. Al Senato, accanto a Marcucci, circolano i nomi di Franco Mirabelli, Valeria Fedeli e Roberta Pinotti. Per la vicepresidenza dell’Aula resta quotato il nome di Anna Rossomando, che fa parte del gruppo di Andrea Orlando. Ma non è escluso che Renzi provi a fare l’en plein, lanciando una sua fedelissima come Teresa Bellanova. Un risiko complicato, che potrebbe lasciare nuove macerie dentro il Pd.  

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