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Gli interventi sull’Iva messi in campo dal governo per ridurre l’evasione sull’aliquota stanno funzionando. Secondo quanto riportato in una prima bozza del Def che l’ANSA ha potuto visionare, da una valutazione ex post dell’Agenzia delle Entrate risulta che l’introduzione dello split payment – insieme al meccanismo di reverse charge – ha contributo a ridurre il gap Iva in Italia. “Al netto del ciclo, – si legge – l’aumento netto delle entrate Iva ascrivibile ai due strumenti tra il 2014 e il 2016 è di circa 3,6 miliardi”.
Dopo la sterilizzazione del 2018, gli aumenti Iva previsti dalle clausole di salvaguardia restano intatti per i prossimi anni. Secondo quanto si legge nella bozza, come previsto l’aliquota Iva ridotta del 10% passerà all’11,5% dal primo gennaio 2019 e al 13% dal primo gennaio 2020. L’aliquota Iva ordinaria del 22% passerà al 24,2% dall’1 gennaio 2019, al 24,9% dall’1 gennaio 2020 e al 25% dall’1 gennaio 2021.
Il Mef aveva già chiarito che il documento di quest’anno non indicherà possibili interventi di politica economica.



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