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Dopo le minacce, i fatti. Con un’inedita azione congiunta, Europa e Stati Uniti mandano un forte segnale a Mosca, considerata responsabile dell’avvelenamento dell’ex spia russa Sergei Skripal, avvenuta in Gran Bretagna. Washington ha espulso 60 diplomatici russi e sulla stessa linea si sono mossi – con un annuncio simultaneo – quattordici Paesi Ue. Tra questi, anche l’Italia: la Farnesina ha annunciato l’espulsione di due persone. 

Si tratta di una risposta muscolare, che a livello europeo era stata in qualche modo preparata alla fine della scorsa settimana durante il Consiglio Europeo. Come gesto di solidarietà nei confronti del Regno Unito (che aveva già annunciato l’espulsione di 23 diplomatici), i Ventisette avevano rilasciato una dura dichiarazione di condanna nei confronti del Cremlino, seguita dal richiamo “per consultazioni” dell’ambasciatore Ue a Mosca. Per ora non c’è l’ipotesi di nuove sanzioni, ma durante il summit erano state preannunciate possibili ulteriori misure dai singoli Stati. Prese separatamente e individualmente, ma coordinate. 

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Gli annunci sono stati dati contemporaneamente dalle singole cancellerie, ma anche dal presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, il quale ha ricordato che è “altamente probabile” la responsabilità di Mosca dietro l’attacco con il nervino e che “non ci sono spiegazioni plausibili alternative”. Tusk ha aggiunto che “misure aggiuntive, incluse ulteriori espulsioni nella cornice comune europea, non sono escluse nei prossimi giorni e nelle prossime settimane”. Il polacco ha sottolineato che “restiamo critici verso le azioni del governo russo, ma allo stesso tempo oggi, noi europei insieme con la gente russa, piangiamo le vittime del tragico incendio in Siberia. I nostri pensieri e i nostri cuori sono con voi”. Non si è fatta attendere la prima reazione ufficiosa da Mosca: fonti del ministero degli Esteri hanno preannunciato “una risposta speculare”. 

Francia e Germania ne hanno espulsi quattro a testa, così come la Polonia. Tre ciascuno da Repubblica Ceca e Lituania, mentre due da Italia, Danimarca e Olanda. Uno a testa, per il momento, da Lettonia, Romania, Croazia, Svezia, Finlandia ed Estonia. Dalla Casa Bianca l’invito a Mosca a “cambiare atteggiamento”: 60 i diplomatici russi espulsi dagli Stati Uniti, che hanno deciso di chiudere pure il consolato russo di Seattle. Secondo Washington si tratta di 60 “spie” che avrebbero approfittato della copertura diplomatica per lavorare come agenti dell’intelligence. Simili misure sono state prese anche da Ucraina (tredici diplomatici) e Canada (quattro), e dall’Albania, che ha espulso due diplomatici russi. 

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