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Sta accadendo l’inevitabile: il governo è lontano, le scadenze istituzionali incombono. In Parlamento giacciono più di settanta pareri su altrettanti atti dell’esecutivo, e per questo si prepara l’istituzione di un’unica commissione speciale che si occupi degli affari correnti fino all’arrivo della nuova maggioranza. La Commissione – già istituita la scorsa legislatura – per prassi dovrebbe essere guidata dal presidente del Bilancio: l’ultima volta fu il leghista Giancarlo Giorgetti, stavolta sarà probabilmente il turno del Pd Francesco Boccia. C’è di più: entro il dieci aprile il governo dovrebbe presentare in Parlamento il Documento di economia e finanza, ed entro la fine del mese alla Commissione europea. Ma per allora le consultazioni al Quirinale saranno poco più che all’antipasto: se tutto resterà come da programma inizieranno solo il martedì dopo Pasqua. 

Come uscirne? Sui tavoli dei ministeri circola una bozza de minimis, un neutrissimo documento che indicherà la situazione dei conti pubblici a legislazione vigente: quanto deficit, quanto debito, le previsioni di lotta all’evasione sulla base dell’ultimo documento (3,6 miliardi in due anni), l’aumento automatico di due delle tre aliquote Iva dal primo gennaio (dal 10 all’11,5 e dal 22 al 24,2), a meno di non trovare le coperture necessarie. Nel documento in visione pubblicato dall’Ansa ci sono anche le stime di quanti italiani hanno finora usufruito del nuovo reddito di inclusione: al Sud sono il doppio del Nord, con l’ottanta per cento dei beneficiari italiani. Per Bruxelles questo tipo di impasse non è nuovo: in passato è successo ad esempio con la Spagna. Ecco perché la Commissione ha già fatto sapere a Roma che può attendere un mese in più, nella speranza che un governo nel frattempo nasca. Resta da capire se – vista la maggioranza antieuropea all’orizzonte – sia davvero ciò che si augurano.  

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