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Una coalizione arrivata prima, un partito arrivato primo ma nessun vincitore. Il risultato elettorale dà questa evidenza: nessuno è in grado di portare da Mattarella una proposta di governo facilitata dal voto delle urne. Anzi, se possibile, è tutto irrimediabilmente in alto mare. Le elezioni dei presidenti di Camera e Senato non hanno dato nessuna indicazione concreta su possibili maggioranze di governo e il futuro della legislatura è ancora tutto da scrivere. E’ per questo che l’ipotesi più plausibile in questo frangente è che il capo dello Stato, le cui consultazioni inzieranno subito dopo Pasqua, possa essere messo nelle condizioni di affidare non uno, ma due incarichi esplorativi che traghettino fino alla soluzione finale, il “papa straniero”.
Doppio incarico esplorativo
Il primo potrebbe andare a Matteo Salvini, uscito vincitore dalla competizione interna nel Centrodestra, che ha dichiarato di volersi recare al Colle con un programma in 10 punti. Al di là delle buone intenzioni, il problema sarebbe solo numerico: dove andare a prendere i seggi mancanti? Il Pd si chiama fuori dai giochi, anche se non respinge in toto “assunzioni di responsabilità” su spinta del Colle. Gli altri disposti a portare acqua al mulino sono pochi e non è chiaro se siano disposti a un accordo con il leghista. Salvini con ogni probabilità andrà incontro al precipizio. 

Così come Luigi di Maio che, possibile destinatario del secondo incarico esplorativo, potrebbe trovare un muro davanti a sé. Qualcuno al Nazareno spera ancora che qualcosa succeda e si riesca a firmare un accordo con il M5S. Ma Martina resta al palo: lui, Franceschini, Veltroni e Fassino non bastano. Se i renziani si oppongono – e sono ancora in maggioranza – il Pd sta fermo. Anche questa ipotesi è destinata a naufragare. “Opposizione, questa è la sola strada. Il che non significa dire no a prescindere perché non ci vogliamo condannare all’irrilevanza. Decideremo provvedimento per provvedimento trattando con un governo che non sarà fortissimo”, dicono i fedelissimi di Renzi. 
Secondo incarico destinato a fallire? Resta il dubbio su quale possa essere l’ulteriore soluzione. Forse, come da più parti si prefigura, tutto ciò è preludio a un accordo Salvini-Di Maio. Ma l’unica possibilità, visto che il segretario leghista si porta dietro tutto il centrodestra, come ha spiegato più volte, sarebbe la convergenza su un premier leghista (Giorgetti?) e ministeri spartiti fra le due formazioni. L’ipotesi non sembra molto percorribile, anche perché, come Di Maio ha avuto modo di far capire, è stata dura far digerire alla base parlamentare il voto alla presidente del Senato Casellati. “Di più non possiamo e non vogliamo fare”, avrebbe assicurato il pentastellato, come riporta il Corriere della sera.
Si fa strada l’ipotesi del “papa straniero”
Che ipotesi rimane in piedi, visto che nessuno dei due avrà voglia di tornare alle urne? Posto che è escluso un incarico esplorativo al presidente della Camera o alla omologa del Senato – superati dai leader suddetti – è chiaro che l’unica strada percorribile rimane quella del “papa straniero”. Una personalità di alto profilo estranea alle coalizioni e capace di attrarre intorno a sé una squadra di governo che prenda la fiducia delle Camere. Questa ipotesi è considerata nel centrodestra la più percorribile. Obiettivo fine legislatura. O, andando male, legge elettorale e Def poi elezioni anticipate. Ma a chi giova?
 

26 marzo 2018
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