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Quattordici nazioni dell’Unione Europa hanno annunciato l’espulsione di decine di diplomatici russi come segno di solidarietà nei confronti del Regno Unito, che accusa il Cremlino di essere responsabile dell’avvelenamento con il gas nervino dell’ex spia del Kgb Sergei Skripal e di sua figlia Julia, avvenuto a Salisbury lo scorso 4 marzo.
Un’iniziativa coordinata con Stati Uniti e Canada e che vede la non scontata adesione dell’Italia, che tra i Paesi membri del blocco era stato tra i meno ostili alla Russia anche nei momenti più tesi di un’escalation che ha portato i rapporti tra Bruxelles e Mosca a un livello di deterioramento al quale non si assisteva dai tempi della crisi degli euromissili.
Germania, Francia e Polonia espelleranno ognuna quattro diplomatici con un passato nell’intelligence, seguendo la cacciata di 23 feluche russe decisa da Londra. Lituania e Repubblica Ceca hanno fatto sapere che allontaneranno tre diplomatici di Mosca a testa, mentre Danimarca, Italia e Olanda ne espelleranno due ciascuna.
In contemporanea, anche l’Ucraina – che della Ue non fa parte – ha comunicato l’espulsione di 13 rappresentanti del Cremlino, mentre il Canada ne allontanerà quattro. Ad espellere il maggior numero di diplomatici russi è però Washington: si parla di almeno 60, 48 dall’ambasciata nella capitale americana e altri 12 facenti parte della missione russa presso le Nazioni Unite, personalità che gli Usa accusano esplicitamente di essere spie. 
Il bastone e la carota di Trump
“Con queste misure, gli Stati Uniti e i loro alleati rendono chiaro alla Russia che le sue azioni hanno conseguenze”, si legge in una nota della Casa Bianca, “gli Stati Uniti restano pronti a cooperare per costruire una relazione migliore con la Russia ma ciò può accadere solo a patto di un cambiamento nel comportamento del governo russo”.
Donald Trump, che si era congratulato con Putin per la sua vittoria alle elezioni, da una parte quindi usa la linea dura (il consolato di Seattle verrà addirittura chiuso), anche per non alienare i settori del suo entourage più ostili nei confronti del Cremlino, dall’altra mostra di voler mantenere aperto il dialogo, usando toni meno tranchant di quelli di Londra, che ha esultato di fronte a quella che ha definito la “straordinaria risposta degli alleati”. 
È peraltro da sottolineare come Trump, di solito molto attivo su Twitter nel commentare qualsiasi evento lo riguardi, su questo tema taccia. Un doppio registro che è però presente anche a Bruxelles. Se il presidente del Consiglio Europeo, il polacco Donald Tusk, ha affermato di “non sentirsi dell’umore” per congratularsi con Putin per la sua rielezione, il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, ha inviato al presidente russo un caloroso telegramma di felicitazioni. 
La replica di Mosca
“Si capisce che questo passo ostile di questo gruppo di Paesi non passerà senza conseguenze, reagiremo”, ha fatto sapere il ministero degli Esteri in un comunicato. A detta del dicastero, sul caso Skripal la Gran Bretagna ha una posizione “ipocrita”. Mosca continua a denunciare di non aver ricevuto da Londra alcuna informazione sull’attentato né alcuna prova del presunto coinvolgimento del Cremlino. Le ripetute offerte di collaborazione giunte dal capo della diplomazia russa, Serghei Lavrov, sono state finora sempre respinte dalla premier britannica Theresa May.
Il primo vice presidente della Commissione affari internazionali del Consiglio della Federazione (il Senato russo), Vladimir Dzhabarov, ha affermato che Trump ha deciso le espulsioni “sotto forte pressione” dell’establishment americano, contrario al fatto che il capo della Casa Bianca si sia congratulato con Vladimir Putin per la sua rielezione a presidente e che abbia portato avanti i preparativi per un incontro con il leader russo. “Di conseguenza – ha detto Dzhabarov – Trump ha dovuto prendere la decisione dell’espulsione per dimostrare che non è un amico della Russia”.
Le reazioni (critiche) dall’Italia
Le prime reazioni giunte dai politici italiani sono piuttosto critiche, come è lecito aspettarsi dopo elezioni che hanno visto imporsi partiti favorevoli a una distensione dei rapporti con la Russia. “Inaccettabile che un Governo dimissionario decida di espellere due funzionari dell’ambasciata russa. Sono gli ultimi colpi di coda di un governo asservito alla volontà di Stati esteri che per fortuna sarà messo presto nelle condizioni di non nuocere più agli interessi nazionali italiani”, tuona su Facebook la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. “Isolare e boicottare la Russia, rinnovare le sanzioni economiche ed espellerne i diplomatici non risolve i problemi, anzi li aggrava”, scrive invece il leader leghista Matteo Salvini, “arrestare l’ex presidente della Catalogna non risolve i problemi, anzi li aggrava. Sanzioni e manette? Preferisco il dialogo. Voglio un governo che lavori per un futuro di pace, crescita e sicurezza, chiedo troppo?”.
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