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LONDRA -Boris Johnson prova a indicare la “strada per la Brexit” a un popolo e a un governo, quello di cui lui stesso fa parte, che sembra averla smarrita. L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea “è un progetto internazionalista non nazionalista, un’opportunità economica non un danno, una scelta in linea con la nostra identità liberale non un’aspirazione insulare a chiudersi in se stessi”, dice il ministro degli Esteri, ed ex-leader del fronte pro-Brexit nella campagna per il referendum del 2016, nel primo di sei discorsi annunciati da Downing Street per delineare la strategia della fase finale del negoziato con Bruxelles (l’ultimo, fra tre settimane, lo pronuncerà Theresa May).L’intenzione di Johnson è sedare le polemiche e unire il Paese, riconoscendo che chi ha votato per restare nella Ue lo ha fatto “per nobili principi” ma ribadendo che la Brexit deve suscitare “speranza, non paura”. Poi avverte che il Regno Unito, dopo avere lasciato la Ue, “non sarà sottoposto alle leggi europee” e ammonisce che un secondo referendum per ribaltare la Brexit sarebbe “disastroso, il tradimento della volontà popolare”. Il messaggio è sempre il suo solito: una hard Brexit, senza compromessi, la linea dura. Suona come una candidatura a guidare lui la “Gran Bretagna globale” del futuro, tanto che un giornalista gli chiede se Theresa May sia davvero la persona giusta per questa visione: “Sì, lo è”, risponde Johnson, senza sprecarsi in elogi verso la leader conservatrice, di cui notoriamente vorrebbe prendere il posto a Downing Street.Intanto la premier registra un altro passo falso: gli unionisti nord-irlandesi del Dup, il piccolo partito che le dà una fragile maggioranza in parlamento, annunciano il fallimento dei negoziati per ricostituire il governo autonomo congiunto con gli indipendentisti dello Sinn Fein a Belfast, in crisi da oltre un anno. Sviluppo destabilizzante per l’Irlanda del Nord, dietro cui si intravede il dissenso sulla Brexit, contro la quale ha votato la maggioranza della regione. “Siamo già una nazione liberale e globale, senza bisogno di uscire dall’Europa”, risponde nel frattempo a Johnson il deputato filo-europeo laburista Chukka Umunna. La strada per la Brexit rimane più incerta che mai. 



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