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Un attacco informatico su vasta scala contro le multinazionali di mezzo mondo organizzato dalla Russia. Quello che è stato a lungo un sospetto è diventata un’accusa esplicita nelle scorse ore da parte dei servizi britannici. Lo scorso giugno il virus informatico Petya ha attaccato i sistemi di molte compagnie, tra le quali FedEx, il gigante delle navi portacontainer A.P. Moeller-Maersk A / S e la società farmaceutica Merck & Co. e a molte agenzie statali. Anche in Italia alcune aziende dovettero bloccare per qualche ora la produzione a causa del virus. 

La prima ad accusare apertamente Mosca è stata l’Ucraina, la più colpita da Petya. L’Inghilterra poi, con un report svelato ieri dal Wall Street Journal, ha circostanziato i fatti, puntando il dito contro l’esercito russo: «Non tolleriamo queste attività informatiche dannose». Per il momento nessun commento da parte dell’autorità di Mosca, né dal Cremlino, né dall’ambasciata a Londra. 

Secondo le ricostruzioni britanniche, l’attacco informatico era rivolto principalmente all’Ucraina, in particolare nei servizi finanziari ed energetici. Poi, però, Petya si è diffusa colpendo in maniera indiscriminate i sistemi di molte multunazionali e causando un danno che, si stima, sia superiore ai 100 milioni di dollari, considerando la sola Europa. Il capo del National Cyber Security Center di Londra, aveva parlato chiaramente già lo scorso novembre: »La Russia sta cercando di minare il sistema internazionale». 

La vicenda non si limita agli attacchi informatici alle aziende e alle attività economiche degli Stati. Come noto, su molte delle ultime elezioni in occidente, a partire dal referendum sulla Brexit, pesa il sospetto di intromissioni di informatici russi. 

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