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Giorgia Meloni è stata contestata, oggi, a Livorno. La leader di Fratelli d’Italia era in città per un’iniziativa elettorale nel quartiere popolare di Sant’Andrea, protetta dalle forze dell’ordine, si è trovata intorno circa 200 persone, indicati come antagonisti. Oltre a cori e striscioni, per lei anche insulti, minacce e sputi. Nel parapiglia, la leader di Fdi è stata colpita da una bottiglietta d’ acqua lanciata dai contestatori. 

Appena arrivata i manifestanti le hanno cantato «Bella ciao» e hanno intonato cori come «Livorno è antifascista». Si sono sentiti slogan macabri: «Giorgia Meloni a testa in giù» e «Devi scoppiare, fascista». Esposto anche un cartello con scritto «Livorno i fascisti non li vuole. Meloni vattene!». Un altro grande striscione, di tenore simile, era appeso alla Fortezza nuova. Una volta salita in auto, hanno riferito dalla federazione toscana di Fdi, il mezzo è stato circondato dai manifestanti che hanno tirato calci sulla carrozzeria. Ad essere aggredito, spiega sempre Fdi, è stato anche il presidente di Azione universitaria Firenze, che era insieme alla Meloni come Giovanni Donzelli, candidato in Toscana. 

«Questa non è l’accoglienza della città, questa è l’accoglienza dei centri sociali», ha detto Meloni prima di lasciare la città. Poco prima, ripresa durante una diretta fb, aveva sottolineato: «Vorrei sapere dalla Boldrini, da Grasso, Minniti, Fiano, Renzi chi è qui l’intollerante, chi è il problema, questi sono gli stessi che prendono a calci i carabinieri a Piacenza».  

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Arrivata a Pontedera, Meloni, ha aggiunto: «Se quello che è accaduto a Livorno fosse successo a qualche esponente di sinistra ci sarebbe qualcuno che chiederebbe l’intervento dei caschi blu dell’Onu. Oggi ci sono le due Italie che si confrontano il prossimo 4 marzo: da una parte Fdi che parla con i commercianti, con le persone comuni di sicurezza, di tutela del piccolo commercio, di identità, di marchio italiano. Dall’altra i soliti quattro deficienti dei centri sociali. Scegliete da che parte stare, italiani». 

La condanna dei fatti di Livorno è stata trasversale. Il ministro dell’Interno Marco Minniti ha telefonato alla leader di Fdi per esprimere «la propria solidarietà e l’impegno a garantire tutti gli spazi di libera espressione democratica nel nostro Paese». Solidarietà a Meloni, oltre che dal suo partito, è venuta dal Pd, dal ministro della Difesa Roberta Pinotti, dal presidente del Senato e leader LeU Pietro Grasso. E ancora dal leader della Lega nord Matteo Salvini, dal capogruppo Fi alla Camera Renato Brunetta, dal presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, e da Raffaele Fitto di Noi con l’Italia-Udc. 

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