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Lo scandalo Rimborsopoli dilaga e travolge il Movimento 5 stelle, anche se Beppe Grillo è convinto che «alla fine ci favorirà». Dopo il deputato Andrea Cecconi e i senatori Carlo Martelli e Maurizio Buccarella – come lo stesso M5S scrive su Facebook – sono «coinvolti in irregolarità» anche i deputati Emanuele Cozzolino e il torinese Ivan Della Valle. Gli autori dell’inchiesta de Le Iene – da cui è nato il caso – in serata aggiungono all’elenco altri cinque nomi di parlamentari implicati: i tre deputati Giulia Sarti, Silvia Benedetti e Massimiliano Bernini, e le due senatrici Elisa Bulgarelli e Barbara Lezzi.  

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Luigi Di Maio è costretto a interrompere il suo tour elettorale e prova ad andare al contrattacco. In mattinata si reca in banca, nella filiale di Montecitorio, per mostrare alle telecamere i 150 mila euro che ha restituito e fugare ogni dubbio, almeno su di sè. Poi controlla di persona i conti di alcuni parlamentari fatti rientrare a Roma. E stamattina è atteso al ministero dell’Economia per chiedere un elenco più dettagliato dei versamenti devoluti dai 5 stelle al fondo per le Pmi. Per Cozzolino e Della Valle, invece, il destino sembra segnato: «Saranno cacciati», assicura Di Maio. Della Valle è affranto: «Non mi soffermo sui problemi finanziari e personali che mi hanno portato a tutto questo, non sono scusanti», scrive su Facebook, con gli attivisti grillini che lo demoliscono a suon di insulti. 

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Diverso il discorso per i cinque nomi indicati da Le Iene. Su di loro il giudizio del leader è ancora sospeso. Lo staff del Movimento sta approfondendo le verifiche bancarie e al momento risulta che le senatrici Lezzi e Bulgarelli abbiano saltato un solo bonifico. Per loro «non si prefigurerebbe il dolo», sostengono dal M5S, ma si tratterebbe piuttosto di «un semplice errore». I sospetti non si sono ancora diradati su Sarti e Benedetti, scomparse dai radar, mentre Bernini si dichiara «estraneo alle accuse» e annuncia querela. 

Non ci sono però solo le restituzioni false, tra i problemi del Movimento, ma anche le restituzioni gonfiate. Il gruppo di consiglieri regionali siciliani M5S sostiene, sul sito Tirendiconto, di aver restituito più di 3 milioni e 590 mila euro. Peccato che manchino, a bilancio, 836 mila euro. Sembra che nessuno si sia intascato nulla. Semplicemente, sono soldi che non sono mai esistiti perché corrispondono alla quota di rimborsi elettorali delle regionali 2012 a cui i Cinque stelle siciliani hanno rinunciato. «Rinunciare non è restituire», ammette candidamente a La Stampa Giancarlo Cancelleri, che da presidente di Sicilia5stelle ha sotto mano le rendicontazioni. «I soldi sono rimasti a disposizione della Camera», si difende Cancelleri. Una somma ingigantita – accusa l’ex M5S Riccardo Nuti – per «pompare mediaticamente il Movimento», e il rischio è che il “giochetto” possa essere stato adottato anche in altre regioni. 

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Di Maio, messo alle strette, tenta di contrattaccare con un durissimo post sul blog delle Stelle. La reazione, lontana dagli abituali toni posati, è veemente. «Ingordi!», è l’accusa lanciata ai parlamentari Pd, colpevoli di essersi «intascati milioni e milioni di euro a sbafo». «Chi pensa di farci la morale abbia la dignità di starsene zitto e andarsi a nascondere». «Matteo Renzi – prosegue Di Maio – come livello di promesse mancate è ben al di sotto delle nostre mele marce» e «l’unica cosa che ha restituito agli italiani è il traditore della Patria Berlusconi».  

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La replica del segretario Pd non si fa attendere: «Erano la novità della politica italiana. Ora sono l’arca di Noè di truffatori, scrocconi, riciclati», scrive nella sua e-news. E poco più tardi, nel corso di un comizio a Latina, rincara: «Sono come gli altri partiti, ma diversamente dagli altri sono incompetenti e nelle città che amministrano sono un disastro». Lapidario, invece, il commento di Berlusconi lasciando la sede di Confcommercio: «Onestà, onestà». 

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