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Un partito si è svegliato. Dopo anni di logoranti Grandi coalizioni e opposizioni col broncio, di ermetiche gestioni autoreferenziali e congressi bulgari culminati nell’incredibile 100% di un anno fa che incoronò Martin Schulz candidato cancelliere (che oggi ha ufficialmente lasciato la guida), la Spd ha riscoperto il gusto del dibattito. Che è esploso, tuttavia, con la furia di un’amante tradita, con una passione iconoclasta che ora rischia di spazzare via tutto. Anche di mettere in difficoltà la prima candidata donna in un secolo e mezzo, Andrea Nahles. La capogruppo Spd è stata confermata oggi dal direttivo alla guida commissariale del partito. Ma entro tre mesi, un congresso dovrà approvare la decisione di nominarla presidente. E Nahles è finita talmente nella bufera che è spuntata già una contro-candidata, la sindaca di Flensburg, Simone Lange. La quarantunenne ha scritto una lettera al partito lamentando scelte “che riguardano tutto il partito e l’intero Paese e vengono prese da un ristretto gruppo di persone”. Nahles ha avuto il torto di farsi lanciare su quella poltrona dal re in fuga, da quel Martin Schulz che aveva cercato disperatamente di assicurarsi un posto al sole nel prossimo governo. Una settimana fa si era sbarazzato dell’incarico con palese sollievo, pronto ad innalzarsi a ministro degli Esteri. Poi i vertici lo avevano spinto a più miti consigli, ma la patata bollente di un partito crollato secondo gli ultimi sondaggi al 16,4% (istituto Civey) è rimasto a lei. E l’impronta di Schulz, di quel gesto frettoloso, rischia di crearle problemi. La base della Spd, ringalluzzita dal referendum che deciderà entro il 4 marzo il destino della Grande coalizione e il futuro dell’Europa e da una discussione interna che dopo anni di sonno profondo si è letteralmente scatenata contro i vertici, sta mostrando segni di insofferenza verso la cooptazione di Nahles. Il direttivo deve affrontare la rivolta di ben tre Land, la potentissima Berlino, ma anche lo Schleswig-Holstein e il Sassonia-Anhalt. L’ala sinistra (abbastanza minoritaria) ha chiesto persino le primarie, per la scelta del prossimo leader dei socialdemocratici. L’associazione dei giuristi socialdemocratici insiste che non ci sono le basi statutarie per una presidenza commissariale. E la contro-candidata, Lange, ha già fatto sapere che si augura che spuntino altri rivali. Più dibattito di così si muore. Letteralmente. 



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