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Per superare la “cultura dello scarto” terreno fertile della tratta delle persone papa Francesco lancia una campagna senza tregua alla tratta degli esseri umani che sarà vinta a condizione che si realizzi uno sviluppo umano integrale e si cambi la coscienza spesso ipocrita della gente. Infatti se una grave responsabilità per questo fenomeno incivile e disumano l’hanno i trafficanti che devono essere arrestati, la causa prima e i primi responsabili sono i clienti. Francesco lo ha detto a chiare note rispondendo ad alcune domande di giovani ricevuti nella Giornata mondiale di riflessione contro la tratta degli esseri umani. “Lasciatemelo dire – ha detto il papa – se ci sono tante ragazze vittime della tratta che finiscono sulle strade delle nostre città, è perché molti uomini qui – giovani, di mezza età, anziani – richiedono questi servizi e sono disposti a pagare per il loro piacere. Mi chiedo allora, sono davvero i trafficanti la causa principale della tratta? Io credo che la causa principale sia l’egoismo senza scrupoli di tante persone ipocrite del nostro mondo. Certo, arrestare i trafficanti è un dovere di giustizia. Ma la vera soluzione è la conversione dei cuori, il taglio della domanda per prosciugare il mercato”. Un fenomeno sociale tanto grave spesso è avvolto nell’ignoranza ma si cerca di nascondere anche per vergogna. E Francesco lo ha rilevato senza peli sulla lingua.
Sul tema della tratta c’è molta ignoranza
“Sicuramente sul tema della tratta c’è molta ignoranza. Ma a volte- ha precisato – pare ci sia anche poca volontà di comprendere la portata del problema. Perché? Perché tocca da vicino le nostre coscienze, perché è scabroso, perché ci fa vergognare. C’è poi chi, pur conoscendolo, non ne vuole parlare perché si trova alla fine della “filiera del consumo”, quale utilizzatore dei “servizi” che vengono offerti sulla strada o su internet. C’è, infine, chi non vuole che se ne parli, in quanto coinvolto direttamente nelle organizzazioni criminali che dalla tratta traggono lauti profitti. Sì, ci vuole coraggio ed onestà, «quando, nella quotidianità, incontriamo o abbiamo a che fare con persone che potrebbero essere vittime del traffico di esseri umani, o quando dobbiamo scegliere se acquistare prodotti che potrebbero essere stati realizzati attraverso lo sfruttamento di altre persone». Il lavoro di sensibilizzazione deve cominciare da casa, da noi stessi, perché solo così saremo capaci poi di coscientizzare le nostre comunità, stimolandole ad impegnarsi affinché nessun essere umano sia più vittima della tratta”.
Attraverso la rete tanti giovani vengono adescati

Francesco ha espresso la propria convinzione che ci si trova di fronte alla sfida di un problema che va affrontato a cominciare dall’educazione e quindi per sanarlo e superarlo occorre coinvolgere il mondo dell’informazione, specialmente i social non dimenticandosi dell’ambiguità che può riservare il mondo di internet. Non bisogna sottovalutare “i rischi insiti in alcuni di questi spazi virtuali; attraverso la rete tanti giovani vengono adescati e trascinati in una schiavitù dalla quale poi diventa oltre le proprie capacità liberarsi”. Nella lotta alla tratta sono molto importanti i giovani stessi “dato che sono meno strutturati nel pensiero, meno offuscati dai pregiudizi, più liberi di ragionare con la propria testa. La voce dei giovani, più entusiasta e spontanea, può rompere il silenzio per denunciare le nefandezze della tratta e proporre soluzioni concrete”. Inoltre «occorre una presa di responsabilità comune e una più decisa volontà politica per riuscire a vincere su questo fronte. Responsabilità verso quanti sono caduti vittime della tratta, per tutelarne i diritti, per assicurare l’incolumità loro e dei familiari, per impedire che i corrotti e i criminali si sottraggono alla giustizia ed abbiano l’ultima parola sulle persone».
La Chiesa cattolica farà la sua parte
Anche la Chiesa cattolica farà la sua parte, puntando anzitutto sui giovani stessi a cui Francesco lancia un appello a farsi promotori di iniziative nelle parrocchie aiutando la Chiesa a “creare spazi di condivisione di esperienze e integrazione di fede e di vita”. La Chiesa Cattolica intende intervenire in ogni fase della tratta degli esseri umani: vuole proteggerli dall’inganno e dall’adescamento; vuole trovarli e liberarli quando vengano trasportati e ridotti in schiavitù; vuole assisterli una volta liberati. Spesso le persone che sono state intrappolate e maltrattate perdono la capacità di fidarsi degli altri, e la Chiesa risulta essere spesso l’ultima ancora di salvezza. E’ assolutamente importante rispondere in modo concreto alle vulnerabilità di coloro che sono a rischio, per poi accompagnare il processo di liberazione cominciando a mettere in salvo le loro vite”.

13 febbraio 2018
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