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Acqua del rubinetto più sana e accessibile per ridurre le bottiglie in plastica. Così la Commissione Europea propone di modificare la direttiva Ue sull’acqua potabile. Il commissario all’Ambiente Karmenu Vella e il primo vicepresidente Frans Timmermans hanno proposto oggi misure per garantire che tutti gli europei abbiano un accesso regolare e sufficiente a questa risorsa, aumentandone i requisiti minimi di qualità per ridurre i consumi di quella in bottiglia e i rifiuti in plastica.
Convincere gli italiani non sarà semplice
Si dovrà convincere gli italiani, che detengono il record europeo di consumi di acqua in bottiglia, 211 litri procapite nel 2016, in crescita continua. Secondo l’industria di settore le vendite nella sola grande distribuzione nel 2017 fanno segnare un +8%. Quante bottiglie di plastica? Una stima di qualche anno fa parlava di 6 miliardi di pezzi, ma potrebbe essere per difetto. “I consumatori devono essere meglio informati per scegliere meglio – ha detto il commissario Ue all’ambiente Karmenu Vella -, ecco perché gli operatori e i fornitori dovranno dare informazioni sulla qualità dell’acqua”. Vella ha poi spiegato che “cambiare dalla bottiglia al rubinetto vuol dire fare qualcosa per l’ambiente e risparmiare”, in quanto “un litro d’acqua potabile costa in media 2 millesimi di euro”.
Acqua del rubinetto è più sana e accessibile

“Non vogliamo imporre niente, i consumatori fanno le loro scelte – ha aggiunto Timmermans – ma se sanno che esistono alternative sane e più economiche, le scelte possono cambiare”. Il vicepresidente della Commissione Ue ha poi ricordato di “avere vissuto in Italia da bambino” e “di capire da dove viene questa abitudine perché all’epoca a volte si rischiava la salute, anche se ora non è più così”. Dal 2014 l’Italia è in infrazione per aver superato i valori limite di arsenico e fluoro nelle acque potabili in oltre 30 zone di approvvigionamento idrico nel Lazio. In tre anni del lavoro è stato fatto e a Bruxelles confermano che i miglioramenti ci sono. Le nuove regole proposte dalla Commissione guardano anche l’accesso all’acqua
Ma la realtà è diversa
L’Istat lo scorso dicembre ha certificato che 23 Comuni dove abitano 104mila persone non hanno rete di distribuzione idrica. Situazione limite, che riguarda lo 0,3% delle municipalità. Non altrettanto si può dire del razionamento: sempre secondo l’Istituto di Statistica dal 2008 al 2016 per gli abitanti di una ventina di capoluoghi italiani, soprattutto in Sicilia, Sardegna e Calabria la riduzione del flusso di acqua è stata una condizione con cui hanno dovuto convivere. E in alcune zone di città come Palermo e Sassari l’acqua continua a mancare per alcune ore della giornata e per tutti i giorni dell’anno.

2 febbraio 2018
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