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Ninì Bacchi, il “re” delle scommesse on line in affari con i boss, era sempre molto attento a curare la sua immagine. Due anni fa, aveva annunciato una grande iniziativa di beneficenza per le popolazioni del Centro Italia colpite dal terremoto: «Un centesimo per ogni operazione di B2875». E spiegava ai suoi il progetto di comprare un giornale, per «fare tanti progetti di legalità». Diceva: «Non è che ci dobbiamo arricchire, non ci si arricchisce… anche se usciamo a zero». L’obiettivo principale di Bacchi – che di sé diceva:  «Sono uno squalo» – era uno solo, costruirsi un’immagine di persona rispettabile. E per questo si circondava di insospettabili colletti bianchi, come Giampiero Rappa, bancario di Intesa San Paolo (lavorava nell’agenzia di viale Italia, ad Alcamo) o il commercialista Salvatore Cusumano. Oggi, sono entrambi ai domiciliari con l’accusa di aver favorito Bacchi. Le intercettazioni della polizia dicono che l’imprenditore arrestato ieri voleva coinvolgere nella sua ultima creatura, una società che si occupa di energie rinnovabili, il suo legale, l’avvocato Antonio Ingroia. Sempre per quelle ragioni di immagine che gli stavano tanto a cuore.  «Una cosa è che si presenta uno con Antonio Ingroia, ex magistrato antimafia, conosciuto in tutto il mondo». E meditava di dargli l’uno per cento della società. Si chiede il questore di Palermo, Renato Cortese: «Quanti altri Bacchi ci sono? Quanti altri insospettabili al servizio della mafia degli affari? Gente che frequenta i salotti buoni della città e poi aiuta l’organizzazione mafiosa a realizzare sempre nuovi investimenti, magari attraverso il Web». Sulla scia degli insegnamenti di Bacchi, anche il suo socio complice,il costruttore Alfredo Cannone (pure lui arrestato) aveva lanciato un’iniziativa immagine: «I capannoni dell’ex Fonderia Basile, che ho comprato all’asta fallimentare – annunciò in una conferenza stampa – resteranno a chi ci sta da tempo, la missione di Biagio Conte». Ma non era un regalo, il suo. Voleva comunque essere pagato.          



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