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Dei numeri, in questo caso, si potrebbe pure fare a meno: nessuno metterebbe in discussione il primato italiano della Lombardia nel settore del turismo sanitario, dove ogni anno oltre centomila italiani residenti in altre regioni scelgono di andare a curarsi. Ma c’è un altro aspetto, finora indagato soltanto dagli addetti ai lavori, che è quello di un territorio in grado di «attrarre» pazienti anche da Paesi diversi. Nei 208 ospedali presenti sull’intero territorio regionale, secondo una classifica recente stilata da Bloomberg, ogni anno vengono curati 1,5 milioni di persone: di cui 125mila provenienti dall’estero. Segno che, per dirla con Gabriele Pelissero, presidente del gruppo Sanità di Assolombarda e dell’Associazione Italiana degli Ospedali Privati, «le nostre strutture sanitarie sono già riconosciute nel mondo per la qualità eccellente delle prestazioni offerte». Ma se il mercato del turismo sanitario muove 11 milioni di persone nel mondo, oltre a quasi cento miliardi di dollari, è il momento di fare squadra per presentare un’offerta unica e variegata, che permetta al paziente straniero di scegliere la struttura più idonea a risolvere il proprio problema di salute.  

«Healthy Lombardy» è il biglietto da visita verso l’Europa  
Nasce con questa finalità il portale «Health Lombardy» (https://healthlombardy.eu/), che riunisce tutti i poli di eccellenza privati presenti sul territorio regionale: dall’Humanitas al gruppo ospedaliero San Donato, dall’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) al Centro Diagnostico Italiano, dall’Istituto Auxologico Italiano al cardiologico Monzino, dalla Fondazione Fatebenefratelli al Gruppo Multimedica. Del novero fanno parte anche diverse strutture presenti fuori Milano: come il Cnao e la Fondazione Mondino di Pavia, la Fondazione Poliambulanza di Brescia e gli Istituti Clinici Scientifici Maugeri (nelle province di Pavia, Mantova, Brescia, Milano e Varese). La vetrina online è stata pensata per offrire ai pazienti un servizio completo: dal consulto delle strutture alla prenotazione del viaggio, fino all’ottenimento delle prestazioni mediche. Sul sito sono infatti illustrate tutte le specialità cliniche delle principali strutture aderenti: dalla medicina cardiovascolare alla neurologia, dall’ortopedia all’oncologia. Una «mappa» – disponibile in inglese, cinese o russo – ideata per permettere al paziente straniero di strutturare il proprio percorso di cura al di qua delle Alpi e andare oltre quelle che sono state le iniziative finora messe in campo dai singoli centri.  

Ma rimane lo scoglio dell’Iva per i pazienti stranieri  
Il «trust» punta a fare del turismo sanitario un’opportunità di crescita per l’intero territorio. Per fare ciò, secondo gli addetti ai lavori, è però necessario che l’Italia superi quello che è considerato il gap rispetto ad altre eccellenze europee in ambito sanitario come la Francia e la Germania: ovvero il pagamento dell’Iva da parte degli stranieri che scelgono di curarsi lungo la Penisola. «Serve allinearci ai nostri competitor per garantire nuove risorse al settore», aggiunge Pelissero: senza trascurare che «la competizione globale stimolerebbe la necessità di nuovi investimenti, migliorando dunque anche le cure per i cittadini italiani». Quello che di fatto avviene già negli Stati Uniti, dove ogni anno il 24 per cento dei pazienti curati giunge dall’Europa e l’8 per cento dal Medio Oriente: soprattutto per ottenere prestazioni neurologiche, oncologiche, cardiologiche oltre a trapianti d’organo. Dei pazienti stranieri rivoltisi agli ospedali lombardi nel 2015, considerando anche chi comunque vive sul territorio, quasi 1 su 3 aveva origini africane. A seguire: altri europei, asiatici e americani. Tra le prestazioni più richieste: gli interventi di angioplastica, le procedure cardiochirurgiche, l’impianto di protesi d’anca e le cure oncologiche. «Abbiamo la necessità di comunicare l’eccellenza locale fuori dai confini della Lombardia – chiosa Gian Luca Mondovì, rappresentante gruppo di lavoro sul turismo sanitario in Confindustria Lombardia Sanità e Servizi -. Abbiamo la possibilità di trasformare l’assistenza sanitaria e renderla un’opportunità di crescita per il Paese».  
Twitter @fabioditodaro 

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