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MILANO – Al di là delle smentite formali, all’incrocio tra il mondo politico e la comunità finanziaria si parla della “missione” di Luigi Di Maio a Londra come di un momento nuovo, in cui il candidato alla presidenza del consiglio di M5S, seppure in una riunione riservata con una ventina di investitori della City, avrebbe modificato la linea oltranzista del movimento dicendosi disposto a ragionare, dopo le elezioni, su un governo di convergenza con le maggiori forze politiche del paese. Di Maio avrebbe anzi suggerito possibili convergenze allargate su due temi come la sburocratizzazione della pubblica amministrazione e gli investimenti infrastrutturali.L’indiscrezione, rilanciata giovedì dall’agenzia Reuters, era stata smentita dallo stesso Di Maio in serata: “Secondo una traduzione forzata fatta in Italia, vorrei fare un governo di larghe intese. Non ho mai prospettato un governo di larghe intese, anche perché le larghe intese hanno già ammazzato l’Italia”. Ma non c’è stata alcuna traduzione nell’incontro organizzato all’Hotel Millennium: secondo diverse fonti si sarebbe parlato quasi solo italiano, anche perché davanti al leader Cinquestelle c’erano espatriati italiani a Londra che operano in primari fondi internazionali, oltre che speculativi, con masse in gestione per centinaia di miliardi: nessuno fa nomi, sembra però che i big Pimco e Fidelity fossero convocati. Ai presenti, che hanno fornito riscontri interessati e hanno chiesto di rivedere Di Maio dopo le elezioni, è sembrato di notare una sfumatura nuova, più aperturista rispetto alla linea degli appelli solitari a governare con il 51% da tempo ripetuti da M5S. M5s, Di Maio smentisce Reuters: ”Mai proposto larghe intese, a Londra non parlavo in inglese”



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