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Lo scorso fine settimana i colloqui di pace convocati a Vienna dalle Nazioni Unite per fermare la guerra civile in Siria si sono chiusi senza risultati. Lo stesso è avvenuto per l’incontro organizzato a Sochi dalla Russia. 
Non esiste una data di inizio del conflitto in Siria, ma i combattimenti, se non verranno fermati, si avviano ormai a compiere sette anni. La Seconda guerra mondiale, dall’invasione della Polonia alla resa del Giappone, durò poco meno di sei anni. 

Le proteste cominciarono in Siria, nella città meridionale di Dara’a, nel marzo del 2011, seguendo l’esempio delle primavere arabe nate in Tunisia ed Egitto. Il primo episodio ctato spesso nelle cronologie è l’arresto di ragazzi che avevano realizzato scritte contro il regime di Bashar al-Assad sui muri di una scuola. 
Nella stessa città il governo siriano schierò per la prima volta l’esercito all’inizio di aprile. A giugno i manifestanti nella città di Jisr ash Shugur reagirono e si impadronrono di una stazione della polizia. A luglio nacque la prima formazione ufficiale dei ribelli, l’Esercito siriano libero, ma le opposizioni al regime non hanno mai rappresentato un fronte unito. 

A settembre del 2011 gli scontri tra l’esercito e le formazioni ribelli erano ormai continui e diffusi in varie città. 
Dal 2012 la definizione di guerra civile è entrata definitivamente nell’uso corrente. Oggi esistono siti internet continuamente aggiornati sul conflitto come Syrian civil war map, una pagina di Wikipedia molto estesa sia in italiano che in inglese e una voce dell’Enciclopedia britannica online.  

Nel 2013 i morti erano già 90.000, secondo le stime delle Nazioni Unite, saliti a 245.000 due anni dopo e arrivati oggi, secondo al-Jazeera, a 465.000 persone, soprattutto civili. La popolazione della Siria, all’inizio del conflitto, era di circa 23 milioni mentre oggi si sarebbe ridotta a 18 milioni. I morti sarebbero stati dunque fino ad ora più di due persone ogni cento abitanti del 2011 (come se in Italia scomparissero tutti gli abitanti della città di Milano). 

Le mappe suddividono il territorio del Paese in quattro zone principali: la parte controllata dal regime di Bashar al-Assad; quella controllata dalle formazioni curde, quella controllata dalle forze di opposizone, quella in mano allo Stato islamico. La loro geografia varia continuamente. A Sud le alture del Golan sono ancora occupate da Israele. Syrian civil war map offre una distinzione anche tra le diverse organizzazioni antigovernative. 

Il governo di Assad ha l’appoggio della Russia, della Cina, dell’Iran, ed è sostenuto da milize Hezbollah e da combattenti da Iraq e Afghanistan. 
Le forze di opposizione sono un arcipelago che va da gruppi moderati a fondamentalisti. Hanno l’appoggio soprattutto della Turchia, di Arabia Saudita e Qatar e, parzialmente, dei Paesi occidentali. 

L’esercito curdo, che si è impegnato a fondo negli scontri con i guerriglieri dello Stato islamico, è sostenuto dai Paesi occidentali, compresa l’Italia. L’Isis è ufficialmente il nemico comune di tutte le altre forze in campo. 
Gli Stati Uniti sono intervenuti direttamente nel 2015 con missili contro basi del governo per far cessare gli attacchi con armi chimiche contro i ribelli.  

La Russia interviene direttamente dallo stesso anno al fianco delle forze di Assad anche con raid aerei che hanno colpito le formazioni curde e dei ribelli antigovernativi. La Turchia è intervenuta anche con l’esercito a fianco dei ribelli e contro i curdi. Ci sono stati raid aerei anche da parte di Israele, che ufficialmente è ancora in guerra con la Siria dal 1948. 

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