CONDIVIDI



L’immigrazione è una risorsa. Gli immigrati sono un problema. La cittadinanza non va regalata. La legge sulla cittadinanza è una battaglia di civiltà. Da sinistra a destra in questa legislatura – prossima alla sua conclusione – il tema immigrazione è stato certamente al centro del dibattito se non dello scontro. Bene – avranno pensato in molti – sicuramente per queste elezioni, e almeno in quei partiti che ne hanno fatto una questione quasi personale e di identità – tipo la sinistra – tireranno fuori un bel nome dal cilindro che ruota intorno a questa galassia? Un nome interessante, un volto simbolo come ormai va di moda. Insomma, un nome che possa dare un messaggio chiaro: “Ecco con chi e cosa intendiamo fare sulla questione immigrazione”. Lo si è fatto, con nomi provenienti dalla cultura, economia, lotta alle mafie, violenza sulle donne, giornalismo e via dicendo, perché non attraverso una voce e un volto che ruota intorno al tema dell’immigrazione? 

Poi però sono arrivate le liste. Nelle liste dei partiti della sinistra c’è un posticino solo dal quarto in giù. Nel Pd neanche quello. Tradotto: per questa legislatura, dove l’immigrazione è sempre più una sfida da governare, c’è posto solo per candidature simboliche, di colore. Immigrati, siete alla seconda generazione e va bene, ma credevate mica di uscire dalla gabbia dei simboli per andare come voci pensanti e parlanti alla camera dei bottoni, proprio ora che avevate qualche chance in più? E niente, alla fine però il nome lo ha invece tirato fuori Matteo Salvini, con l’italo-nigeriano Tony Iwobi, dal 2014 responsabile federale del Dipartimento Immigrazione del Carroccio.  

Alcuni diritti riservati.



Source link