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Il procuratore speciale per il Russiagate, Robert Mueller (a sinistra) e Donald Trump (AFP)

Pubblicato il: 01/02/2018 10:31
Casa Bianca e FBI ai ferri corti sulla pubblicazione di un contestato memorandum messo a punto da un fedelissimo di Donald Trump.
Il Federal Bureau of Investigation esprime “grave preoccupazione” per l’intenzione del presidente americano di far divulgare un memo che conterrebbe informazioni confidenziali riguardanti le indagini del Bureau sulle interferenze russe nella campagna presidenziale americana e, in particolare, su uno dei collaboratori della campagna di Trump.
Una dichiarazione inusuale, sottolineano gli osservatori – attribuendola al direttore Christopher Wray, nominato da Trump – fatta dopo che lo stesso Trump e con lui il presidente della Camera Paul Ryan hanno pubblicamente sostenuto l’opportunità di divulgare il cosiddetto memorandum ‘Nunes’. “Abbiamo gravi preoccupazioni relative a concrete omissioni di fatti, tali da compromettere nelle fondamenta l’accuratezza del memo”, recita la nota FBI.
RUSSIAGATE – Secondo i Democratici, il memorandum pescherebbe qua e là materiale classificato al solo scopo di mettere in cattiva luce gli inquirenti del Russiagate: il documento è stato assemblato dal presidente della Commissione intelligence della Camera, Devin Nunes, convinto sostenitore di Trump e già membro del suo transition team.
Al comunicato FBI è seguita d’altra parte la replica dello stesso Nunes, che ha accusato l’agenzia di abuso di controllo e ha respinto le “obiezioni pretestuose” formulate dal Bureau alla divulgazione del memo. Lo stesso Nunes tuttavia si oppone alla pubblicazione di un memo parallelo messo a punto dai Democratici, sottolinea il ‘Guardian’.
IL DOCUMENTO – Stando alle indiscrezioni, il documento di 4 pagine che i Repubblicani vorrebbero rendere di pubblico dominio accuserebbe il Dipartimento alla Giustizia – e in particolare il vice ministro Rod Rosenstein, che supervisiona le indagini del procuratore speciale Robert Mueller – e l’FBI di aver abusato del loro potere estendendo il programma di sorveglianza noto come Foreign Intelligence Surveillance Act (Fisa) durante la campagna elettorale per la Casa Bianca ad un membro della campagna di Trump.
Il mandato che doveva autorizzare i controlli, questa l’accusa secondo le indiscrezioni, sarebbe stato ottenuto sulla base di sospetti non comprovati su Trump contenuti nel cosiddetto “dossier russo” compilato dall’ex agente di intelligence britannico Christopher Steele con denaro fornito in parte dalla campagna di Hillary Clinton.



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