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Nel pieno del secondo anniversario del martirio di Giulio Regeni, il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi è tornato a promettere che la caccia ai responsabili della tortura a morte del ricercatore friulano non si fermerà. E ancora una volta Sisi è tornato ad accusare terzi per quel sadico omicidio e ad evocarne il movente: danneggiare i rapporti fra l’Egitto ed l’Italia. 

Tuttavia, il supposto complotto è fallito e i due Paesi sono arrivati comunque a produrre un risultato economico di prima grandezza come il maxi-giacimento di Gas «Zohr» scoperto dall’Eni. Le frasi, alcune chiare, alcune ellittiche o sospese, sono infatti state pronunciate durante la cerimonia di avvio della produzione del più grande giacimento di gas naturale mai rinvenuto nel Mediterraneo. 

«Non smetteremo di cercare i criminali che hanno fatto questo», ha promesso Sisi come già fatto in novembre. «Alla famiglia di Regeni presento ancora un volta le condoglianze del popolo egiziano e le prometto che non abbandoneremo questo caso fino a quando non si troveranno i veri criminali e verranno assicurati alla giustizia in Egitto», ha insistito. 

Quel crimine è stato commesso «per rovinare i rapporti con l’Italia» e «per danneggiare l’Egitto», ha ribadito Sisi. E, parlando da una poltrona in prima fila, si è rivolto all’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, chiedendogli: «Sa perché volevano danneggiare le relazioni fra Egitto ed Italia? Affinché non arrivassimo qui», si è risposto. 

Che il riferimento sia ad un generico piano per sabotare le relazioni economico-politiche fra Italia ed Egitto e non solamente Zohr, è parso evidente alla luce delle analoghe dichiarazioni fatte a novembre in una conferenza stampa a Sharm El Sheik. In quell’occasione Sisi aveva fatto esplicito riferimento alla missione imprenditoriale guidata dall’allora ministro Federica Guidi cui il presidente – secondo indiscrezioni – chiese dieci miliardi di dollari di coperture agli investimenti italiani in Egitto. 

La richiesta fu formulata in un incontro avvenuto il giorno stesso, il 3 febbraio, in cui fu fatto ritrovare il martoriato corpo di Regeni alla periferia del Cairo morto, dopo giorni di torture, tra il primo e il 2 febbraio. 

La tecnologia italiana dal mese scorso sta comunque consentendo all’Egitto di sfruttare un giacimento «super-giant» con un potenziale complessivo di 850 miliardi di metri cubi di gas. Una scoperta che – come è stato sottolineato più volte anche oggi nei discorsi tenuti accanto all’intrico di tubi verdi del impianto sulla costa del Mediterraneo dove, a 1.500 metri di profondità, è stato scoperto «Zohr» – trasformerà il panorama energetico dell’Egitto: gli permetterà di diventare autosufficiente e di trasformarsi da importatore di gas naturale in futuro esportatore. 
È frutto di «un matrimonio di lunghissima data» fra l’Egitto e il gruppo energetico italiano, come ha detto Descalzi ricordando che «l’Egitto vede l’Italia come una nazione amica e vede l’Eni come il primo partner».  

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