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Si basa su quattro pilastri il pacchetto che il presidente della Commissione europea, il lussemburghese Claude Juncker proporrà ai capi di Stato e di governo europei che si incontreranno nel vertici di Bruxelles previsto per metà mese: creazione di un fondo monetario europeo da usare come scudo in caso di crisi sovrane e bancarie, istituzione di un super-ministro dell’Economia e delle finanze, creazione di un budget della zona euro cui attingere in caso di bisogno e infine piena applicazione dei principi del fiscal compact attraverso il suo inserimento nei trattati europei.

Manovre da 40-50 miliardi di euro l'anno per l'Italia per svariati anni

Tra le quattro misure a cui pensa Juncker per riformare l’Europa quella più importante e delicata per l’Italia è l’ultima ovvero la piena applicazione del fiscal compact che, lo ricordiamo, impone agli stati membri severi paletti da rispettare sui conti pubblici: pareggio di bilancio e drastica riduzione del rapporto fra debito pubblico e Pil, pari ogni anno a un ventesimo della parte eccedente il 60%. Tradotto in termini più semplici l’Italia, che oggi ha un rapporto tra debito pubblico e pil superiore al 130%, sarebbe costretta a varare manovre da 40-50 miliardi di euro l’anno per svariati anni.

Necessarie misure draconiane con effetti apocalittici per il Paese

Operazione praticamente impossibile per il nostro Paese se non tramite il varo di misure fiscali draconiane che avrebbero come effetto più probabile non solo quello di uccidere sul nascere la debole ripresa in corso ma anche di farci sprofondare in una recessione di dimensioni apocalittiche.

Fiscal compact approvato dal Parlamento italiano nel 2012

E’ facile prevedere che se la proposta di Juncker passasse il tema del fiscal compact diventerebbe esplosivo in campagna elettorale. ­ Il dramma però è che l’Italia ha le mani legate dato che nel 2012, quando al governo c’era Mario Monti, il fiscal compact è stato approvato dal Parlamento e il pareggio di bilancio adottato in Costituzione. All’epoca tutti i partiti presenti alla Camera e al Senato, tranne la Lega, votarono il provvedimento.

Mario Monti

Dubbi su nuova cessione di sovranità verso Bruxelles

Il punto fondamentale quindi da guardare con apprensione è: la proposta Juncker quante possibilità ha di avere il via libera da parte dei capi di Stato e di governo europei? Per nostra fortuna non dovrebbero essere tante perché, almeno per il momento, non c’è unanimità tra i vari membri riguardo una ulteriore perdita di sovranità rispetto all’Europa. Tema caldo è infatti quello della istituzione di un super ministro dell’Economia e delle finanze che sarebbe anche il vicepresidente della Commissione. Di fatto il braccio operativo per far rispettare con maggiore vigore i vincoli imposti dal fiscal compact.

Serve riflessione su una Europa incapace di superare l'austerity

La stampa italiana antieuropeista ha già iniziato il tiro al bersaglio contro la riforma di Juncker. “Inutile votare, la Ue è padrona” ha titolato Libero. Una provocazione ovviamente quella del giornale diretto da Vittorio Feltri che tuttavia porta con sé una riflessione che obbligatoriamente deve essere fatta: è davvero un bene per il nostro Paese accettare regole ancora più stringenti da una Europa che fino ad ora ha dimostrato di saper parlare solo la lingua dell’austerity? Dalla crisi si esce solo avendo il coraggio di innovare e cambiare modelli sociali ed economici che funzionavano nel XX secolo ma che ora sono evidentemente obsoleti. Ma di tutto questo, purtroppo, a Bruxelles non c’è ancora traccia.

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