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Per ora e' in atto una sorta di 'guerriglia' sotterranea che il Pd non ha intenzione di alimentare pubblicamente. Ma fonti parlamentari dem rimarcano quanto sia "irrituale" il movimentismo dei presidenti di Senato e Camera, Grasso e Boldrini, che – questa la tesi – hanno assunto un ruolo che va al di fuori di ogni contesto istituzionale. E' bastato un inciso del ministro della Giustizia che oggi ha sottolineato "il rischio di una distorsione di equilibri istituzionali, perche' – ha spiegato Orlando – non trovo un precedente storico rispetto a un passaggio all'opposizione di tutti e due i presidenti delle due Camere". Il Guardasigilli ha in qualche modo corretto la linea: "da parte mia non c'e' stato nessun attacco, nessuna censura sul loro operato". Ma il Pd renziano non nasconde la contrarieta' soprattutto nei confronti della seconda carica dello Stato: "Non sta ne' in cielo ne' in terra – spiega uno dei 'big' del Nazareno – che chi dovrebbe sostituire il presidente della Repubblica in caso di supplenza si comporti come uomo di parte e sia gia' in campagna elettorale". "E' chiaro che c'e' un po' di imbarazzo. C'e' il rischio che possa venir meno la loro terzieta'", dice la vice presidente del Senato, Di Giorgi. Nessuna replica da palazzo Madama. Si rimarca soltanto il lavoro che ha portato al via libera unanime della Giunta al regolamento del Senato. "Ad occhio direi che l'attacco ai due presidenti e' appena incominciato. Sarebbe qualcosa che indebolisce l'autorevolezza delle Istituzioni", sottolinea il capogruppo di Articolo 1, Laforgia. Se nel Pd si parla di "anomalia" e di "strappo" per l'atteggiamento di Grasso che "rende operativo un fronte politico", in Mdp si fa notare come il presidente del Senato sia rimasto neutrale sempre, si fa notare che e' intervenuto solo una volta con concetti gia' espressi alla festa dem di Imola. Di certo la mossa di Grasso ha rotto gli schemi, aperto altre prospettive future. "In uno scenario nel quale non sembra essere possibile un vincitore certo con la nostra forza autonoma saremo ago della bilancia, non certo una lista civetta del Pd", sottolinea un ex dem. I fuoriusciti dal Pd non si sottrarranno dal tentativo portato avanti da Fassino che ha indossato i panni del mediatore per cercare di vedere se ci sono margini per un'alleanza ampia di centrosinistra. L'ex sindaco di Torino ha preso i primi contatti, chiamando prodiani come Monaco (il Professore – dicono nel Pd – si e' detto soddisfatto per le conclusioni della direzione di ieri), centristi come Tabacci, il socialista Nencini, gli esponenti di Mdp e quelli di Campo progressista.

Mdp e' pronta a dialogare con il Pd sui programmi, portera' sul tavolo la propria agenda ma aprira' ad nua prospettiva di coalizione solo in presenza di "una vera svolta politica". Una svolta che puo' esserci solo con un cambio di leadership e di contenuti, ha ribadito il governatore della Toscana, Rossi. Al momento comunque non sembrano esserci i margini per una ricomposizione. Anzi fonti parlamentari di Mdp sottolineano come gli attacchi sotto traccia a Grasso siano il segnale del timore che attorno al presidente del Senato possa coagularsi un fronte sempre piu' largo. "Niente ridotta di sinistra, noi abbiamo un profilo di governo", rilanciano da Mdp. "Se vogliono parlare con noi devono venire con delle proposte", dice Bersani. Si punta ad ottenere alle urne perlomeno un 10% e all'orizzonte tra un paio di mesi, questa la previsione, potranno manifestarsi altri addii importanti nel Pd. "Appena sara' chiaro l'effetto sui collegi, nel Pd le acque torneranno ad agitarsi", il ragionamento. In realta' al Nazareno si auspica che della squadra facciano parte non solo Ap (oggi la Lorenzin ha giudicato "intelligente" l'apertura di Renzi) ma soprattutto Campo progressista ma per ora da quel fronte e' arrivato solo il si' del sindaco di Cagliari Zedda e l'interessamento dei centristi. Nel pomeriggio Pisapia ha visto i suoi a Milano, tra domani e giovedi' dovrebbe esserci l'incontro tra Fassino e l'avvocato milanese. Terreno di confronto anche i contenuti della legge di stabilita'. In ogni caso il clima nel centrosinistra resta teso. "Per dialogare bisogna essere in due, rispetto Bersani e D'Alema ma la nostra gente non sopporta piu' questo balletto", ha osservato Renzi. Il segretario dem tornato sul treno ha rivendicato il lavoro fatto in questi anni, perche' "eravamo fanalino di coda e ora possiamo recuperare la Germania". Rivendicazione che riguarda anche le politiche migratorie, nonostante l'Onu oggi abbia messo nel mirino l'Unione europea per gli accordi con la Libia. Accordi fatti anche dal ministro dell'Interno Minniti, criticati da una parte di Mdp e dei Radicali ma difesi a spada tratta da Gentiloni e da Renzi.

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