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La mancata qualificazione della Nazionale ai mondiali di calcio in Russia è stata uno shock per gli italiani. Una vera e propria apocalisse che si è materializzata in primo luogo nei commenti della stampa sportiva e no. Improvvisamente tutti si sono accorti che nel mondo del pallone nostrano non funziona più niente: dirigenti, club, vivai, regole. Il flop calcistico è diventato addirittura simbolo del declino ormai irreparabile del Paese. Ma è davvero così? Tiscali.it lo ha chiesto a un grande saggio del calcio italiano, Dino Zoff, capitano della squadra che ha trionfato al mondiale di Spagna nel 1982. Zoff ha esordito smorzando i toni. “Il nostro calcio non è così malato come lo si sta dipingendo in queste ore. Noi abbiamo sempre l’abitudine di passare dalle stelle alle stalle però è chiaro che la mancata qualificazione ai mondiali dopo 60 anni è sintomo che dei problemi ci sono”.

Non serve un big, serve un allenatore

Gli italiani per risolvere le difficoltà invocano il grande nome come Carletto Ancelotti o Antonio Conte. Ma Zoff non è d’accordo sul fatto che per ripartire ci sia bisogno di un grande big internazionale. “L’importante è avere un allenatore e questo dice tutto” ha affermato negando però di indirizzare una critica velata a Giampiero Ventura. “Quando di perde non è mai colpa di una sola persona ma di tutti” ha detto ribadendo di essere un grande uomo di sport.

Dino Zoff solleva la coppa del mondo ai mondiali di Spagna del 1982

Non ci sono medicine particolari

Ma dunque da dove bisogna ripartire per il grande ex portiere e ct della Nazionale? Quali le chiavi principali su cui agire? Per Zoff “non ci sono medicine particolari” ma bisogna semplicemente rimboccarsi le maniche per ripartire “dai tanti giovani interessanti che ci sono”. E mettendo da parte la delusione di queste ore e analizzando le cose con maggiore lucidità i fatti danno ragione al campione. Nel corso del 2017 le squadre giovanili italiane hanno raggiunto risultati eccellenti. L’Under 20 è arrivata terza ai mondiali mentre l’Under 21 agli europei è stata piegata solo in semifinale dalla Spagna dopo aver battuto la Germania. Una conferma che sono eccessive le critiche che in queste ore si stanno indirizzando alle scuole calcio italiane. “Oggi si insegna anche troppo calcio, una volta i settori giovani non c’erano o erano scarsissimi” ha sottolineato Zoff.

I fuoriclasse sono anomalie

La base su cui ripartire per riportare l’Italia ai vertici del calcio internazionale c’è anche se al momento non si intravede un vero e proprio fuoriclasse come Rivera, Baggio o Totti. “Queste sono anomalie che nascono ogni tanto. Certo i fuoriclasse aiutano però si può fare bene anche senza giocatori di questo tipo”. Un Dino Zoff che prende dunque le distanze dal catastrofismo di queste ore sul calcio italiano e che lancia un messaggio chiaro e semplice: si riparte lavorando sodo sui giovani che hanno le qualità per andare in Nazionale. Se si fa questo i risultati arriveranno di conseguenza.

Dino Zoff con la maglia della Nazionale

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