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L’Italia non è più il fanalino di coda dell’Unione Europea. Parola del presidente del consiglio, Paolo Gentiloni: «La nostra economia in pochi anni è salita da livelli negativi, eravamo al -2 per cento, a quelli che ieri l’Istat ci ha dato come previsione. Quest’anno – spiega – possiamo arrivare quasi al 2 per cento, al +1,8%. Si parla molto dei rimproveri europei, ma abbiamo migliorato di molto anche la situazione del deficit italiano. C’è l’orgoglio di dire che si sono fatti dei passi in avanti». Il premier risponde così alla preoccupazione della Commissione europea sui conti pubblici italiani e sul debito pubblico che continua ad essere troppo alto. Parlando all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, nella sede di Roma, ha sottolineato che «la crescita accelera, ha raddoppiato le previsioni».

Un anno fa erano infatti del +0,8 per cento, ma «la realtà sarà di un’Italia che probabilmente crescerà all’1,8 per cento. Chi non lo vede, abbagliato dalla retorica del fanalino di coda dovrebbe rendersi conto che non è così. Non siamo più il fanalino di coda, ci sono alcuni paesi europei – spiega il premier – che nel 2017 avranno una crescita inferiore alla nostra. C’è anche un paese amico dell’Italia, che ha deciso di uscire dall’Unione europea, che avrà un livello di crescita inferiore al nostro», dice riferendosi alla Gran Bretagna.

“Il Paese cresce, ma non abbiamo risolto i problemi sociali”

Secondo Gentiloni la discussione sulle cifre economiche del nostro paese «può interesse gli economisti e le dinamiche diplomatiche tra Roma e Bruxelles. Ma la sostanza è capire che il paese si è rimesso a crescere, ma non ha risolto i problemi sociali. Non ha risanato le cicatrici della crisi. Quindi la crescita non è la soluzione, ma un’opportunità: dice al paese che l’economia rimettendosi in moto ci dà l’opportunità e ci mette in grado di affrontare le sfide del futuro». Una sfida che secondo il premier è quella di rispondere a ciò che Papa Francesco ha definito «un “cambiamento d’epoca”. Un cambiamento che contiene in sé elementi di straordinaria positività».

“Ci sono due sfide davanti, l’identità e il lavoro”

La prima sfida in assoluto secondo il premier è quella dell’identità, «e cioè di qual è il nostro ruolo sulla base della storia che abbiamo, della cultura, delle radici e del nostro essere in Europa. In che modo affrontiamo la competizione senza perdere le radici, l’identità e la storia. L’Italia da questo punto di vista è un paese straordinario, che è sempre stato in grado di tenere assieme questi elementi con una eccezionale proiezione internazionale». Il presidente del Consiglio ricorda comunque che le riprese possono essere anche senza lavoro, ed è questa la seconda importante sfida. «Per far sì che la ripresa non sia una ripresa senza lavoro, chi ha responsabilità di governo deve intervenire con misure soprattutto indirizzate alle forme di esclusione e povertà e in generale ai giovani». Elementi su cui il governo ha puntato nella manovra, «certo con risorse limitate ma con idee chiare per le priorità».

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