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"Siamo pronti ad aumentare l'impegno della Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa e della CRI in Libia. Siamo pronti a lavorare sul campo con i nostri uomini, a patto che Serraj e Aftar garantiscano la chiusura dei centri di detenzione per i migranti e Tripoli si impegni alla ratifica della Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati. A queste condizioni faremo la nostra parte sul campo". Francesco Rocca, 52 anni, è appena tornato dalla Turchia, dove l'assemblea generale della Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa lo ha eletto al primo turno Presidente della più grande organizzazione umanitaria internazionale, composta da 190 Società Nazionali.

Romano, commissario della Croce Rossa Italiana dal 2008 e Presidente dal 2013, Rocca negli ultimi anni ha affrontato con il suo esercito di volontari tutte le principali crisi umanitarie italiane, dai terremoti di Emilia e Abruzzo alle crisi migratorie che hanno attraversato la penisola con gli sbarchi al Sud e la gestione dei centri di accoglienza al Nord. "In questi anni l'Italia ha sempre dimostrato una capacità di accoglienza incredibile e come Croce Rossa non ci siamo mai tirati indietro: dall'inizio di questo movimento migratorio i nostri volontari e i nostri operatori sono sempre stati presenti ai porti, con l'unico intento di dare supporto e sollievo a chi arrivava". L'immigrazione, però, è diventata un campo minato, inquinato dalla politica. Chiunque vi si impegni si espone alle critiche di chi dice che si fa troppo poco e a quelle di chi dice l'esatto contrario.

"Le critiche non mi spaventano: Croce Rossa nasce per portare sollievo e aiuto a chi è in difficoltà, indipendentemente da razza, religione o paese di provenienza, in maniera neutrale e imparziale. In una guerra i feriti vanno aiutati, indipendentemente dallo schieramento. Noi siamo nati per alleviare sofferenze e rispondere al bisogno di assistenza di chi è in difficoltà. E' anche per questo che le critiche alle ong che lavoravano nel Mediterraneo mi hanno sempre fatto male: il problema è chi lavora per salvare vite umane o le cause di queste migrazioni, povertà e violenza? Una 'narrativa tossica' sta permeando i media nazionali e questo ha portato anche a scelte discutibili: abbiamo visto tutti le immagini di motovedette libiche in acque internazionali trattare esseri umani in maniera disumana, abbandonarli in acqua, procedere senza fermarsi nonostante la richiesta di stop delle nostre Forze Armate. E quelle motovedette le abbiamo fornite noi alla Libia. Mi pare evidente che qualcosa non stia funzionando".

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