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Dopo lo straordinario successo dello scorso anno, abbiamo tutti il dovere di valorizzare quel laboratorio di creazione ed elaborazione di cultura rappresentato dal Salone». A dirlo è il presidente della Fondazione del Libro, Massimo Bray, nel giorno in cui alla Fondazione vengono dati altri 60 giorni per cambiare pelle ed essere così sostenuta da nuovi soci. «Sono sicuro che il percorso individuato dall’assemblea metterà in sicurezza il Salone».

E la Fondazione? È vero che la Regione è il Comune non ricopriranno le perdite?

«Gli enti pubblici non possono ricoprire le perdite. Ecco perché si è individuata un’altra soluzione. La Fondazione avrà due mesi per scrivere un piano di fattibilità del piano industriale e uno schema per fronteggiare l’indebitamento. La soluzione adottata sarà utile per capire se ci siano o meno i margini per rendere efficiente la fondazione e, se questo verrà accertato, consolidare lo sforzo di gestione avviato lo scorso anno. Il lavoro da fare servirà ai soci per adottare le decisioni più opportune».

Ma non può sembrare un ulteriore rinvio?

«I due mesi servono a valutare se un nuovo soggetto aperto, a cui parteciperanno soci pubblici e privati, possa nascere dall’attuale Fondazione o sia meglio crearlo ex novo. È questa la richiesta puntuale che abbiamo colto negli incontri».

Si parla di Confcommercio, di Unione industriali, di Fondazioni bancarie. Conferma?

«La mia impressione è che tutti i soggetti che hanno un ruolo in città abbiano dimostrato la volontà di creare le condizioni per continuare l’esperienza dello scorso anno e individuare le migliori condizioni per le prossime edizioni. Mi piacerebbe che il loro coinvolgimento avvenisse sin da subito, sin dal lavoro che dovrà fare la cabina di regia che avrà la responsabilità di coordinare i lavori per il Salone 2018. Daremo tutte le rassicurazioni possibili e quei segni di discontinuità richiesti. Ma il nuovo soggetto ci sarà e dovrà garantire la continuazione del Salone nei prossimi anni. Chiamparino si è fatto garante di questa scelta nei suoi incontri».

Le sembra la scelta migliore?

«Quello che ho imparato dall’esperienza in Treccani è che per fare in modo che la cultura possa avere un valore fondante nella nostra comunità, essere un presidio di civiltà, occorre saper conciliare lo sforzo editoriale con una attenta e ordinata gestione».

È vero che eliminando la fondazione tout court il prossimo anno sarebbe saltato il Salone?

«In questa situazione, eliminare tout court la Fondazione, avrebbe voluto dire mettere in difficoltà il lavoro di chi, in una situazione non facile, sta cercando con passione e tenacia di difendere i valori del Salone. Ecco perché si è individuata una soluzione ponte che metta in sicurezza il Salone e dia il tempo necessario per valutare il futuro della Fondazione».

Quali soggetti pubblici parteciperanno alla cabina di regia?

«La Regione dovrebbe indicare il Circolo dei lettori, mentre il Comune la Fondazione per la cultura; un protocollo d’intesa ne definirà le responsabilità. Ma della cabina faranno anche parte gli editori amici del Salone. Questa è una scelta importante».

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