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Come presidente degli Stati Uniti, «il mio maggiore obbligo è garantire la sicurezza del popolo americano». Lo ha detto Donald Trump nel discorso alla nazione sull'accordo nucleare iraniano. «L'Iran ha aiutato Al Qaeda nell'addestramento dei terroristi, è sotto il controllo di un regime fanatico: è tempo per il mondo intero di unirsi a noi nel chiedere che il governo iraniano metta fine al suo perseguimento di morte e distruzione».

Gli Usa lavoreranno con gli alleati per contrastare le attività destabilizzanti dell'Iran e per mettere nuove sanzioni a Teheran, ha precisato Trump, annunciando «sanzioni dure» contro i guardiani della rivoluzione iraniani.

«Se l'amministrazione americana non riesce a raggiungere un accordo con il Congresso e con gli alleati su una nuova intesa con l'Iran «allora l'accordo verrà cancellato». Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sottolineando quindi che può «revocare l'accordo in qualsiasi momento».

Trump ha lanciato un appello con l'approvazione di un nuova e più ampia strategia per l'Iran «in consultazione con il suo team per la sicurezza nazionale». Se gli Usa si ritirano dall'accordo sul nucleare iraniano, anche Teheran farà lo stesso, è stata la risposta.

«È il punto d'arrivo di nove mesi di discussioni con il Congresso e i nostri alleati su come proteggere meglio la sicurezza dell'America», afferma la Casa Bianca che ha anticipato la nuova strategia Usa, che ribalta quella del disgelo attuato da Obama: «L'amministrazione Trump non ripeterà i suoi errori», non solo riguardo alla questione nucleare ma «alla totalità delle minacce derivanti dalle attività maligne del governo iraniano. Cercheremo di determinare un cambiamento del comportamento del regime».

Certo, il nucleare rimane il punto più discusso, per Trump a Teheran va negata «ogni via per l'arma nucleare». Ma non solo. «dobbiamo contrastare la minaccia dei missili balistici» e «di altre armi asimmetriche», «neutralizzare la sua influenza destabilizzante» nella regione e «contenere la sua aggressione, specialmente il suo sostegno al terrorismo e ai militanti».

In totale sono sei i punti chiave della nuova strategia approvata da Donald Trump per l'Iran. Tra gli obiettivi c'è anche un ritorno alle sanzioni, con cui «negare» a Teheran i fondi per le sue «attività maligne», «rivitalizzare le tradizionali alleanze» Usa e opporsi alle guardie della rivoluzione.

«La nuova strategia Usa per l'Iran punta a neutralizzare l'influenza destabilizzante del governo iraniano e a contenere la sua aggressione, in particolare il suo supporto per il terrorismo e i militanti», questo il primo punto delle nuove linee guida, che sembrano un ulteriore passo verso l'alleato storico degli Usa nel Medio Oriente: Israele. La nuova strategia per l'Iran arriva infatti dopo che gli Stati Uniti hanno deciso di uscire dall'Unesco, proprio perché considerata anti-israeliana.

Gli Usa, si legge nell'anticipazione della Casa Bianca, vogliono infatti «rivitalizzare le loro tradizionali alleanze e partnership regionali come baluardo alla sovversione iraniana e ripristinare un più stabile equilibrio di potere nella regione», e «riunire la comunità internazionale per condannare le evidenti violazioni dei diritti umani dell'Irgc e la sua ingiusta detenzione di cittadini americani e di altri stranieri con accuse pretestuose».

Se gli Usa si ritirano dall'accordo sul nucleare iraniano, anche Teheran farà lo stesso, ha dichiarato il presidente del parlamento iraniano Ali Larijani a San Pietroburgo. «Senz'altro, c'è questa possibilità», ha risposto Larijani ai giornalisti che gli domandavano se Teheran stesse pensando di ritirarsi dagli accordi in risposta a una mossa simile da parte di Washington. «Lo stesso accordo lo prevede: se verranno intraprese azioni» da parte degli altri firmatari, «anche l' Iran – ha detto – potrà adottare azioni adeguate».

Il presidente del Parlamento iraniano ha inoltre affermato che ritirandosi dall'accordo sul nucleare gli Usa mancherebbero di rispetto alle Nazioni Unite. «L'accordo sul nucleare – spiega Larijani – non è un accordo bilaterale: è confermato dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu, e quindi in primo luogo è un'offesa all'Onu» ritirarsi dall'accordo.

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