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Il ministro della giustizia brasiliano, Torquato Jardim, ha confermato che il governo ha deciso di estradare Cesare Battisti. In un’intervista con Bbc Brasil, il ministro ha chiamato in causa «la sospetta fuga» dal Paese, di cui si è reso protagonista l’ex terrorista dei Proletari Armati per il Comunismo, e la «violazione del rapporto di fiducia».


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«Adesso abbiamo un governo veramente democratico in Brasile e non possiamo dare protezione a un criminale. L’estradizione deve essere fatta» spiega il sindaco di San Paolo, Joao Doria, dopo aver incontrato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, in un faccia a faccia che ha riguardato anche il caso di Battisti, l’ex terrorista che vive in Brasile e che potrebbe essere estradato in Italia per scontare la pena.

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L’Italia è un Paese «arrogante», secondo Cesare Battisti, al punto tale che «stanno facendo credere» che sarà facile estradarlo. Un Paese in cui l’ex terrorista dei Pac vede minacce precise: «l’orgoglio, la vanità». Secondo Battisti, intervistato dal quotidiano brasiliano, Correio do Estado, dopo che l’Italia ha mostrato così «tanta energia, usando polizia, mezzi di informazione, economia, organi giudiziari, non si può tornare indietro». «Hanno creato questa immagine di terrorista, assassino, di me che sono la rovina dell’Italia. Ma io non ho ucciso nessuno, non esiste alcuna prova tecnica a sostegno delle mie condanne».


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Secondo Battisti, l’Italia insiste per l’estradizione, «per varie ragioni. Soprattutto nei 15 anni in cui ho vissuto in Francia, ho fatto interviste per denunciare quel che accadeva in Italia: persone arrestate e sparite, uccise dalla polizia, suicidi sospetti, la mafia. MI preoccupavo. E hanno creato un mostro, hanno cominciato a diffondere bugie: hanno mescolato questo con qualcosa di grave, la mia partecipazione alla lotta armata, che io non nego».

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