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Luigi Di Maio che accetta la candidatura a premier di questo paese fa venire in mente a tutta prima Adone Zoli. Nell’annuario l’Antipatico, di Mino Maccari e Italo Cremona, che portava consigli per ogni giorno dell’anno, a un certo punto c’era scritto: “Non disperare mai di te stesso, anche Adone Zoli è sfato presidente del Consiglio”. E infatti nessuno se ne ricorda, ma lo è stato davvero, per qualche mese, forse anche meno. E quindi, se questi sono i precedenti, Di Maio, che come ultima professione nota vanta di essere stato steward allo stadio San Paolo di Napoli, può benissimo aspirare a sedere nella poltrona più importante di palazzo Chigi.

L’altra cosa che viene in mente è un tipico scherzo da bar

Quando un cliente spiritoso sta per andarsene, va al juke-box e mette dentro per trenta volte Nilla Pizzi: lui esce, ma agli altri che restano gli rompe le scatole per un’ora. Grillo fa un po’ la stessa cosa: lui si è stufato della politica, forse ha capito che non ne capisce niente e che l’eroica stagione dei miliardi fatti con il blog sta per finire, quindi se ne va e in eredità ci lascia il meno presentabile dei suoi colonnelli. Non solo: gli passa anche, dice lui, tutto il Movimento, però sotto la supervisione di Davide Casaleggio. Quindi noi dovremmo mandare a palazzo Chigi, sulla poltrona che in tempi non tanto antichi fu di de Gasperi, uno, Di Maio, eletto con 157 clic nelle parlamentarie del movimento, ma sotto la guida di un certo Davide Casaleggio, mai eletto da nessuno, nemmeno amministratore del suo condominio. Basterebbe questo per spiegare che idea hanno i grillini della politica: qualunque idiota può fare qualsiasi cosa. I risultati poi si vedono, a Roma come a Torino come a Livorno.

In realtà, credo che la verità vada cercata proprio in Grillo

Della politica non gli è mai importato nulla. Era un modo per stare comunque sul palcoscenico e per fare dei soldi. Adesso, essendo stato così sciocco da schierarsi per il proporzionale, ha capito che mai si vedrà, per fortuna, un grillino a palazzo Chigi. E allora, si è detto, ci possiamo mandare anche Di Maio, o sua zia, che si occupi lui di tutto, arrivederci, l’ultimo chiuda da la porta e spenga la luce. La notizia, insomma, non è che rischiamo di vedere Di Maio davvero a palazzo Chigi, questo lo pensa solo lui. D’altra parte lui è anche convinto che il generale Pinochet abbia sottomesso il Venezuela e che sia ancora lì. La notizia è che se ne va Grillo: ci lascia, si è stufato, il gran comico ha deciso di uscire di scena, torna a occuparsidella sua lattuga e degli scontrini di casa sua, caso mai tentassero di fregarlo.

In palio ci sono un centinaio di poltrone da 13-15 mila euro al mese

E infatti è bastato l’annuncio perché i 5 stelle si spaccassero in tot correnti, una contro l’altra armata, come si suol lire. In palio ci sono un centinaio di poltrone da 13-15 mila euro al mese e per la base dei grillini questo è il vero reddito di cittadinanza. Non uno di loro pensa che Di Maio possa davvero andare a palazzo Chigi e da li distribuire soldi, però pensano che intanto potrebbero diventare senatori o deputati. Sarà una guerra come se ne sono viste poche in Italia. I concorrenti sono migliaia, tutti gli idioti che passano la giornata davanti alla tastiera, i posti poche centinaia. Amici, parenti, fidanzate e ex fidanzate sono tutti chiamati al lavoro a tempestare di clic la piattaforma Rousseau, da cui usciranno i nomi dei vincenti. Intanto, l’ignoto hacker che da tempo ha preso il controllo della stupida piattaforma sta già scegliendo lui chi mandare in parlamento. Ci sarà da divertirsi. Se pensavamo di aver visto il peggio ci siamo sbagliati, il peggio comincia adesso.

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