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L’Intelligence di Israele ha fornito all’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) elementi per indagare su comportamenti sospetti in alcuni siti del programma nucleare iraniano, ma l’Agenzia non ha fatto verifiche o le ha fatte con grave ritardo. Le rivelazioni dei media israeliani puntano il dito contro l’Iran, e anche contro l’Agenzia, mentre di avvicina la data del 15 ottobre quando l’Onu e la comunità internazionale dovranno decidere se l’accordo sul nucleare con Teheran è stato rispettato o no. A queste conclusioni è legata anche la decisione degli Stati Uniti se ritirarsi o no dall’intesa, firmata anche dalla Nazioni Unite, Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna e Germania, oltre che dall’Ue.

La decisione di Trump

L’Amministrazione Trump sembra orientata a rompere l’accordo e Israele è favorevole a questa decisione. Nel 2016, pochi mesi dopo l’entrata in vigore dell’intesa, «un’entità occidentale» (cioè servizi di Intelligence) ha dato all’Aiea informazioni sui siti del programma nucleare che la Repubblica islamica non avrebbe segnalato e dove sarebbero state condotte attività di ricerca vietate, come ha riferito il quotidiano Haaretz dopo essere stato informato da funzionari israeliani coinvolti nel caso.

Gli avvertimenti dell’Intelligence

Questa «entità occidentale» ha condiviso le informazioni con le «sei potenze mondiali che erano parte dell’accordo» ma quasi tutti i siti sospetti non sono stati visitati dagli ispettori dell’Aiea, o per il rifiuto dell’Iran di concedere l’ingresso o per la riluttanza dei funzionari delle Nazioni Unite di confrontarsi con l’Iran in merito a questa questione. Secondo i funzionari israeliani, anche quando gli iraniani hanno concesso agli ispettori l’accesso ai siti sospetti, lo hanno fatto solo dopo molto tempo e ciò ha creato ostacoli significativi.

Siti militari

Gli iraniani hanno poi rifiutato di permettere agli ispettori di visitare una serie di altri siti sospetti, in quanto basi militari e pertanto non coperti dall’intesa. L’accordo nucleare tra l’Iran e le altre potenze coinvolte ha istituito un meccanismo di controllo per un elenco di siti ufficialmente identificati come parte del programma. Questi includono l’impianto di acqua pesante in Arak, gli impianti di arricchimento dell’uranio di Natanz e Qom, nonché altri siti come le miniere di uranio e le strutture per la produzione di centrifughe.

L’ambasciatrice Haley sulle stesse posizioni

A fine agosto, dopo aver visitato la sede dell’Aiea a Vienna, l’ambasciatore statunitense all’Onu Nikki Haley ha dichiarato di voler aumentare le ispezioni dell’agenzia sui siti sospetti in Iran, comprese le basi militari. L’accordo «non distingue tra siti militari e non militari», secondo Haley. «Ci sono numerosi siti non dichiarati che non sono stati ispezionati. Questo è un problema».

L’offensiva di Netanyahu a New York

Il programma nucleare iraniano sarà uno dei temi principali sul tavolo quando il primo ministro Benjamin Netanyahu e il presidente Usa Donald Trump si riuniranno a New York lunedì. Netanyahu farà pesanti obiezioni all’intesa e presenterà idee concrete per cambiare o annullarla sia nel suo incontro con Trump che nel suo discorso all’assemblea generale delle Nazioni Unite il giorno successivo.

La questione siriana

I membri della squadra di Netanyahu hanno affermato che nel suo incontro con Trump, il premier esprimerà anche le sue preoccupazioni circa la crescente avanzata dell’Iran in Siria. Venerdì, durante la cena per lo Shabbat, Netanyahu ha detto che Israele non tollererebbe una presenza iraniana sul suo confine settentrionale. «La presenza militare iraniana ci mette in pericolo, dobbiamo agire», ha avvertito il premier.

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