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Saranno trent'anni che Giusi Nicolini l'ambientalista e Totò Martello l'albergatore dai mille interessi se la suonano e se la cantano. Negli anni Novanta, Giusi era una coraggiosa e molto solitaria paladina della tutela dell'ambiente. Fu anche minacciata perché impose la cacciata dei chioschetti e dei commercianti abusivi sulla strada che porta a quell'incantevole Isola dei conigli. Lui, Totò Martello era il sindaco di un PCI molto siciliano e migliorista, negli anni Novanta. E non sostenne quelle battaglie ambientaliste. Poi è toccato a lei, a Giusi Nicolini, portare una ventata di solidarietà, tutela dell'ambiente, accoglienza, diventando sindaco dell'isola. Le sue prese di posizione a favore dei migranti e per una politica nei loro confronti del soccorso, dell'accoglienza e dell'integrazione, diventarono un punto di riferimento molto importante nel Paese (Renzi l'ha voluta nella segreteria nazionale del Pd).

Cambiava tutto

E Lampedusa è stata anche candidata al Nobel per la pace e ha vinto – anche se il regista è Gianfranco Rosi – l'Orso d'Oro al Festival del cinema di Berlino del 2016, per Fuocoammare, il docufilm sui migranti e Lampedusa. Ma nella scorsa primavera, Giusi Nicolini è stata doppiata nelle preferenze e nei voti da Totò Martello, e Lampedusa ha fatto un balzo indietro nel tempo. È vero, l'isola è piccola, i suoi abitanti sono poche migliaia ma in questi anni era diventata il simbolo della questione migranti in Italia, anzi in Europa. Nel bene e nel male. Ma gli elettori hanno punito evidentemente il sindaco Nicolini, forse non per le sue battaglie sui migranti ma per l'amministrazione del Paese.

"Sull'accoglienza deve cambiare tutto"

Oggi Martello spariglia le carte e posizione Lampedusa nel fronte dell'antiimmigrazione, della intolleranza, di una solidarietà inaridita e prosciugata. Che brutta pagina. E lui mica è Matteo Salvini. Sospetta la sua storica avversaria, Giusi Nicolini che voglia solo «creare fumo, creare un clima emergenzale per poter riprendere certi discorsi speculativi lasciati in sospeso anche dal precedente sindaco De Matteis prima che al comune arrivassi io».
Sarà, ma intanto ecco il proclama del sindaco Martello: «Sull'accoglienza deve cambiare tutto. Il governo deve chiudere l'hotspot di Lampedusa. I quasi duecento tunisini creano problemi, si ubriacano, molestano le nostro donne, fanno furti. E i turisti sono impauriti». Lei, Giusi Nicolini, smonta il castello delle accuse: «Lampedusa non è il luogo più pericoloso dell'Italia. È un'isola meravigliosa, bellissima e molto frequentata dai turisti. I fatti denunciati dal sindaco sono inventati. Chiamate i carabinieri che vi dirà. O che due settimane fa furono fermati tre tunisini che nella centralissima via Roma avevano rubato della della frutta in un negozio».

Il flusso dei disperati

Insomma, Lampedusa è diventata l'avanposto di quella Italia insofferenze nei confronti della'immigrazione? L'ex sindaco Nicolini allarga le braccia: «Questa presa di posizione è il segno dei tempi. Ma Martello è anche arrivato fuori tempo massimo. Oggi non assistiamo più a migliaia di sbarchi, grazie al lavoro intelligente del ministro dell'Interno Minniti. Si è fermata la rotta dei migranti provenienti dalla Libia. E qualche goccia di quel fiume carsico è affiorata in Tunisia, da dove cominciano a partire prime avanguardie di migranti». E già, noi parliamo ancora di politiche di solidarietà o di indifferenza nei loro confronti mentre i migranti non possono aspettare in Libia. E tentano di raggiungere l'Europa con tutti i mezzi.

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