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Dopo 272 giorni da presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni ha pronunciato il primo discorso da leader. E lo ha fatto con un piglio e con argomentazioni che hanno conquistato il “popolo” della Festa nazionale dell’Unità di Imola: ogni sua risposta alle domande di chi lo intervistava, è stata salutata dai battimani dei militanti del Pd emiliano. Ma è soprattutto la qualità degli applausi che racconta un gradimento tutto particolare: bene Gentiloni quando si erge super-partes, molto bene quando non si abbandona a polemiche partigiane o a sperticati auto-elogi. Significativo che l’applauso più caldo di tutta la serata abbia gratificato Gentiloni, quando il presidente del Consiglio, rispondendo alla domanda sulle differenze tra Pd e Cinque Stelle, ha detto: «Il lavoro che faccio non mi consente polemiche partitiche». In platea due militanti applaudivano e commentavano tra loro: «Che classe…».

Ma per la prima volta “Paolo il freddo”, in alcuni passaggi, ha persino parlato in prima persona: «Il coraggio non mi manca anche se ho un carattere accomodante». E ha accompagnato le risposte alle domande di Claudio Cerasa con un tono della voce impostata sul volume “alto” o “molto alto”, un unicum nella comunicazione gentiloniana. Ad un certo punto, facendo scattare un applauso a scena aperta, ha quasi urlato: «Dobbiamo dirlo, grazie alle nostre scelte nella politica sui migranti, abbiamo avuto meno arrivi e anche meno morti!». E ha rivendicato l’etica della responsabilità di una «sinistra di governo» rispetto a quella sinistra che ha «un’attrazione fatale» per stare all’opposizione.

Un discorso da leader che è anche un’auto-investitura per il futuro? Anche ieri sera Gentiloni ha tenuto a sottolineare con ricchezza di argomenti che la ripresa economica in atto è il frutto delle scelte del governo Renzi. E più in generale è stato attentissimo a non far ombra al segretario del Pd, il suo amico Matteo. Anche sulla questione Consip la dissociazione di Gentiloni si è manifestata dai toni accesi di alcuni renziani, tra cui il presidente del Pd Matteo Orfini, ma evidentemente non da Renzi, che pur interessato personalmente dal “pasticciaccio” finora si è limitato a rivendicare energicamente giustizia. Eppure, il tono del discorso del presidente del Consiglio è stato, per la prima volta, quello di un leader.

Gentiloni non brigherà per investiture ufficiali, non tradirà Renzi che 10 mesi fa lo ha scelto come successore, perché sono atteggiamenti che non sono nella sua indole e, oltretutto, entrerebbero in contraddizione col suo profilo di uomo leale. Gentiloni, se ce ne saranno ancora le condizioni, attende per il futuro una nuova “chiamata” consensuale ma non ingaggerà battaglie personali. E infatti alla domanda se fosse arrivato il momento di scendere in pista, Gentiloni ha dato una risposta apparentemente diplomatica, ma invece sincera: «Sono un riserva».

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